CARABINIERI, LA DELUSIONE DELLE DIVISE: “CONTRATTO POVERO, PENSIONI A RISCHIO E SPECIFICITÀ TRADITA”
Alla vigilia della conta delle firme a Palazzo Vidoni, il Segretario Generale di USMIA Carabinieri, Carmine Caforio: “Si conteranno le firme, ma i Carabinieri continuano a contare stipendi insufficienti, una specificità priva di contenuti economici e un futuro previdenziale sempre più incerto.”
ROMA – “Tra poche ore, a Palazzo Vidoni, si conteranno le firme sul rinnovo del contratto del Comparto Sicurezza e Difesa 2025-2027. Sarà il momento della formalità istituzionale, ma non sarà il momento della verità per migliaia di donne e uomini Carabinieri che, ancora una volta, si trovano davanti a un contratto che non risponde alle reali esigenze del personale”. Lo dichiara il Segretario Generale di USMIA Carabinieri, Carmine Caforio.
“Questo rinnovo contrattuale – prosegue Caforio – rischia di essere ricordato come uno dei più poveri degli ultimi vent’anni. Le risorse stanziate non recuperano il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, non valorizzano adeguatamente il lavoro svolto ogni giorno dagli appartenenti all’Arma e non rappresentano quel cambio di passo che il personale attendeva. Non era questo il contratto che i Carabinieri si aspettavano dopo anni di sacrifici, di professionalità e di straordinario impegno al servizio del Paese”.
“Accanto al tema economico – continua Caforio – resta irrisolta la questione della specificità, principio troppo spesso evocato nei tavoli istituzionali e nei documenti ufficiali, ma che continua a rimanere un recipiente vuoto di contenuti economici. Se davvero si riconosce che il lavoro delle donne e degli uomini in uniforme è diverso da ogni altro impiego pubblico, allora quel principio deve tradursi in risorse concrete, tutele adeguate e strumenti economici capaci di valorizzare una professione fatta di disponibilità permanente, responsabilità e rischio”.
“Ancora più preoccupante – sottolinea Caforio – è il tema della previdenza dedicata. Da anni si susseguono annunci, aperture e tavoli tecnici, ma il personale continua a non vedere soluzioni concrete. Le giovani generazioni di Carabinieri, interamente nel sistema contributivo, rischiano di concludere la propria carriera con trattamenti pensionistici ben lontani dalla dignità che lo Stato dovrebbe garantire a chi ha dedicato una vita al servizio delle istituzioni”.
“Per questo – evidenzia Caforio – guardiamo già alla prossima Legge di Bilancio. È lì che il Governo sarà chiamato a dimostrare se gli impegni assunti avranno un seguito concreto. Servono risorse aggiuntive per rafforzare il contratto, dare finalmente sostanza economica alla specificità e finanziare una previdenza dedicata che rappresenta una necessità non più rinviabile”.
“La nostra Associazione ha scelto di non firmare sotto ricatto perché la nostra responsabilità è difendere gli interessi dei Carabinieri, non rincorrere una firma a tutti i costi. Il consenso non si misura con una sottoscrizione, ma con la capacità di rappresentare, anche quando questo significa assumere posizioni coraggiose e controcorrente”.
Caforio, a nome di USMIA Carabinieri, conclude: “Le firme che saranno contate oggi chiuderanno una procedura amministrativa, ma non risolveranno i problemi dei Carabinieri. Il nostro impegno continuerà fino a quando chi serve lo Stato vedrà riconosciuti non solo il valore del proprio lavoro, ma anche il diritto a uno stipendio adeguato, a una specificità finalmente concreta e a una pensione dignitosa. Perché la sicurezza del Paese passa anche dal rispetto che lo Stato dimostra verso chi la garantisce ogni giorno, con dedizione, sacrificio e senso delle istituzioni”.
Il Segretario Generale Carmine Caforio