Carabinieri, casa di vetro vs discrezionalità e burocrazia

Questo articolo è la somma dei pensieri che si sono accavallati dopo aver letto la storia di un nostro Collega, uno di tanti, che si è rivolto all’amministrazione per chiedere sostegno e solidarietà, ma che invece è stato abbandonato in un limbo che va ad aggiungere ulteriori problemi a quelli già esistenti.


Il Collega, che ha un figlio con una grave disabilità, nell’ottobre del 2019 chiedeva di essere trasferito nelle vicinanze di un centro specializzato e riconosciuto a livello europeo, per consentire cure e un futuro migliori per il proprio familiare. Al rifiuto di questa richiesta, il Carabiniere si è rivolto al TAR e, subendo un rigetto al proprio ricorso, ha trovato finalmente giustizia nel gennaio del 2021 dal Consiglio di Stato, che ha condannato l’Arma alle spese processuali e a provvedere al trasferimento.

È inutile anche andare sul tecnico, dove ai riscontri scientifici delle patologie sofferte dal familiare del militare venivano opposte le solite tiritere della amministrazione che leggiamo da tempo e che costringono il personale a dover spendere una marea di soldi per potersi tutelare, quando una Istituzione come la nostra, con 110mila Donne e Uomini e migliaia di comandi su tutto il territorio nazionale, è perfettamente in grado di sostenere un dipendente che soffre e lamenta una criticità oggettiva.
A tutt’oggi il Collega non è stato ancora trasferito.
Quello che voglio chiedere al Comandante Generale è se sia al corrente di questa “filosofia” nel gestire le problematiche serie che vengono segnalate, e se il Collega sia vittima di una burocrazia lenta o solo di quella discrezionalità che troppo spesso permea l’Arma dei Carabinieri.
Mi viene da pensare al collega appena licenziato per tatuaggi visibili, quando si poteva sicuramente impiegare in quei posti dove “sembrano” tollerati, oppure trovare altre soluzioni (per esempio, basterebbe organizzare un censimento dei tatuaggi e prevedere l’obbligo di copertura degli stessi in servizio, anche perché il regolamento non vieta i tatuaggi ma solo la loro visibilità). Tra l’altro abbiamo visto centinaia di foto con militari di qualsiasi ordine e grado con tatuaggi visibili, anche in parate o cerimonie.


Tornando al tema principale, al problema grave del Collega, oltre ad attendere una risposta dal Comandante Generale, chiederemo alla senatrice Erika Stefani, Ministro per le Disabilità, se al di là delle vicende giudiziarie sia eticamente e moralmente giusto che una amministrazione pubblica non solo non trovi una soluzione che soddisfi esigenze personali e istituzionali, ma costringa i dipendenti a dover spendere soldi che avrebbero potuto dedicare alle proprie Famiglie per avere giustizia.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri non cesserà di aiutare i Colleghi quando i loro diritti vengono ignorati in nome di una discrezionalità non oggettiva.
D’altronde è quello che deve fare un Sindacato, portare gli Ultimi avanti e camminare insieme.



Roberto Di Stefano
Segretario Nazionale
Nuovo Sindacato Carabinieri

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