Carabiniere ucciso, periti: Elder capace di intendere e volere

Lee Elder Finnegan era “capace di intendere e volere” quando uccise il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega. A parere dei periti scelti dalla I corte d’assise di Roma: “Non sono emersi elementi anamnestici tali, da far ritenere che si possa modificare la diagnosi precedentemente effettuata”. Il parere è stato espresso dai professori Stefano Ferracuti e Vittorio Fineschi sulla base delle quasi 2mila pagine contenute nelle cartelle cliniche arrivate dagli Stati Uniti.

Secondo quanto si è appreso nei documenti, tradotti e passati al vaglio, si ribadisce che il giovane “ha iniziato ad abusare di tossici, verosimilmente per gestire l’ansia, fin dalla giovane età, in particolare thc, del quale è stato certamente un grande assuntore, presentando episodi ripetuti, ampiamente documentati, di iperemesi ovvero di un sintomo clinico che indiscutibilmente correla con un abuso di detta sostanza”.

Sono diversi i motivi clinici relativi a Finnegan. Dalla depressione all’assunzione di stupefacenti, dall’abuso di alcol agli antidepressivi. Inoltre è documentato un tentativo di suicidio e un precedente per rissa, a seguito della quale il ragazzo picchiato “ha avuto un trombo ed è stato in coma per un mese”. Ed Elder per quel fatto è stato in carcere minorile.

Un anno dopo aver finito di scontare la libertà condizionale – si spiega – Finnegan è partito per la sua vacanza romana con un coltello da 18 centimetri nel trolley con cui il 26 agosto ha ucciso Cerciello Rega.

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