CARABINIERE SPOSATO CON UNA LEGHISTA, L’ARMA: «E’ INOPPORTUNO»

(di Martina Milia) – Lei
donna politica in carriera, lui ufficiale dell’Arma dei carabinieri. Lei Vannia
Gava, vicesindaco a Sacile, lui Antonio Dibari vicecomandante provinciale dei
carabinieri di Pordenone. Sposati da più di dieci anni (il rinnovo delle
promesse risale all’estate scorsa), un figlio, una vita di impegno civile. La
coppia perfetta? Non per l’Arma. Perché
lei è un “graduato” della Lega Nord e questo «non è opportuno».



A
raccontare il caso, che potrebbe approdare al ministro dell’Interno per
l’intervento del segretario regionale della Lega Nord, nonchè deputato,
Massimiliano Fedriga, è stata proprio Gava, pungolata sul canale web Telefrulla
da Marco Belviso.
Il
conduttore – nell’ambito di una puntata in cui si parlava di terrorismo,
razzismo e discriminazione – le ha chiesto se esista una forma di
discriminazione politica nei confronti delle donne. «Metto le mani avanti, non
sono per le quote rosa – ha chiarito Gava –. Resto convinta che chi ha la
testa, almeno nel nostro partito è così, vada avanti. Se di discriminazione
possiamo parlare, però, rilevo di non poter portare mio marito a cena con amici
della Lega o a eventi pubblici del mio partito. Lui è un militare e nell’ambiente gli è stato chiaramente fatto capire
che è inopportuno che sia sposato con un vicesindaco della Lega Nord.
Per
questa ragione è stato al centro di attenzioni».
Una
dichiarazione che ovviamente non è passata inosservata. La vicesindaco, fuori
dalle telecamere spiega come questa situazione l’abbia messa in crisi prima di
tutto come donna. «Due mesi fa mio
marito mi ha riferito che non avrebbe potuto accompagnarmi agli eventi pubblici
a cui partecipo perché è stato oggetto di attenzioni per il mio ruolo politico.
Ed espressamente per il fatto che sono un amministratrice della Lega Nord.
Questo
ovviamente mi crea un duplice dispiacere. In primis perché non può venire come
me anche solo a cena con gli amici, che sono anche i suoi amici. In secondo
luogo perché questo tipo di interferenza alla lunga mette in crisi la coppia.
Ci preoccupiamo tanto di fare ricongiungimenti delle famiglie che arrivano da
altri Paesi e poi si mette in difficoltà una famiglia perché una donna fa
politica? E se fossi del Pd invece che della Lega?».
La
situazione ha perfino portato la vicesindaco a considerare l’ipotesi di
lasciare la politica. «Io amo mio marito e la mia famiglia e se penso a come
evitare che questa situazione crei un problema ho solo una soluzione: mi sto
interrogando se sia “opportuno” a questo punto che io continui a fare attività
politica. Visto che certo non posso chiedere a mio marito di lasciare il suo
lavoro».

Il
caso, non c’è che dire, è destinato a fare discutere e non solo la politica. Il
segretario del Carroccio sta valutando come fare. «Tecnicamente non posso
presentare un’interrogazione parlamentare su un caso specifico che ha un nome e
un cognome. Ma questa storia non finisce così. E’ possibile che Vendola vada a
pranzo con il magistrato chiamato a giudicarlo, e nessuno dice nulla, mentre si
giudichi inopportuno il matrimonio con una donna della Lega?».

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