A BALLARO’ AVEVA TRUCCATO LE PROVE: INDAGATO E SOSPESO POLIZIOTTO

È
accusato di aver «truccato» le prove per
mettere in difficoltà i vertici della polizia.
Sospettato di aver
utilizzato equipaggiamenti ormai in disuso da anni, per sostenere la tesi che i
caschi e i giubbotti antiproiettile in dotazione agli agenti sono pericolosi e
non garantiscono la sicurezza.

Per
questo F.R., uno dei dirigenti del sindacato Sap, è stato denunciato per reati
gravi e sospeso dal servizio. Ad accusarlo è un video girato dai suoi colleghi
della Digos, che hanno svolto gli accertamenti, già consegnato alla procura di
Roma. Le contestazioni sono peculato,
abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio, pubblicazione di notizie
esagerate false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, abbandono di
posto di servizio.

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Caschi
e giubbotti
Il
problema delle apparecchiature non idonee a contrastare l’emergenza terrorismo
e comunque a garantire il controllo del territorio era stato sollevato nelle
scorse settimane da diverse sigle sindacali guidate proprio dal Sap. Il 24
novembre, durante un servizio
andato in onda a Ballarò, sui Raitre
, è stato intervistato un
poliziotto in divisa, con il volto
oscurato
, che ha parlato della «pericolosità del materiale in dotazione al
personale impegnato nelle attività di controllo del territorio» e ha
sottolineato che «i giubbetti antiproiettile risultano inadeguati a proteggere
l’operatore di polizia in caso di conflitti a fuoco con l’utilizzo di armi con
calibro superiore al 357 magnum, mostrando poi alla troupe televisiva alcuni
caschi u-bot in pessimo stato di conservazione e una pistola mitragliatrice,
modello PM-12, con anno di fabbricazione 1978».
L’informativa
alla Procura
È stato
il capo della polizia Alessandro Pansa a
chiedere immediate verifiche
e l’indagine è stata affidata agli
investigatori della Digos. La loro relazione è stata trasmessa la scorsa
settimana alla magistratura. In particolare viene denunciato che «l’Assistente
Capo F. R. il 23 novembre, giorno precedente al servizio televisivo, era
impegnato in servizio di vigilanza con
turno 13.00/19.00 presso il Commissariato dove lavora e ha chiesto al personale
della pattuglia impegnata in attività di controllo del territorio, di poter
essere accompagnato ad acquistare generi alimentari.
Dall’acquisizione
delle immagini della videosorveglianza esterna del Commissariato effettuata
dalla ditta specializzata, è stato riscontrato che il 23 novembre u.s., alle
14.00 circa, la pattuglia ha parcheggiato negli spazi antistanti il
Commissariato, è sceso l’operatore alla guida il quale si è diritto all’interno
del Commissariato. L’Assistente Capo F. R., dopo aver ricevuto il cambio nel
servizio di vigilanza al corpo di guardia dall’operatore alla guida della
pattuglia è uscito dal Commissariato con
due caschi (u-bot) e li ha riposti nel cofano posteriore di un’autovettura di
con colori d’istituto (alfa romeo 159).
Tali caschi, di vecchio tipo e non
più in uso perché sostituiti con altri di nuova fabbricazione, erano conservati
in un apposito armadio, all’interno del Commissariato. Lo stesso vale per
l’arma mostrata nel servizio conservata in apposito armadio blindato all’interno
della struttura di Pubblica Sicurezza. Dopo aver riposto il materiale nel
cofano posteriore, F.R. , ha aperto lo sportello posteriore sinistro, ha
depositato dell’altro materiale non ancora identificato sui sedili posteriori
dell’autovettura di servizio, si è posto alla guida della stessa e ha lasciato
il Commissariato. Durante il tragitto, da quanto ricostruito grazie alle
relazioni di servizio dell’operatore che era bordo dell’autovettura con F.R.,
quest’ultimo avrebbe detto di dover incontrare delle persone con cui parlare
delle condizioni logistiche della Polizia di Stato, con particolare riferimento
alle dotazioni da lui definite “obsolete”. Giunti in viale del Forte Antenne
(luogo ove è stata effettuata l’intervista “travisata”), F.R. ha incontrato tre
persone per un periodo di 10/15 minuti. Al termine di tale colloquio, F.R. ha
fatto ritorno in Commissariato e ha ripreso il servizio di vigilanza al corpo
di guardia, mentre sull’autovettura impegnata nel servizio di controllo del
territorio è risalito l’equipaggio iniziale. Da altre relazioni di servizio è
emerso, altresì, che all’interno dell’autovettura in questione, il giorno
seguente, sono stati rinvenuti quattro caschi u-bot anziché due così come
previsto dalle circolari ministeriali». Questa
mattina è stato notificato all’agente il provvedimento di immediata sospensione
dal servizio.

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La
replica del Sap: «È atto intimidatorio»
Risponde
alle accuse il segretario del Sap Gianni Tonelli: «Il forte sospetto che
abbiamo è che tutta questa vicenda sia stata tirata fuori ad arte e con scopo
intimidatorio – dice Tonelli – forse per inibire la comunità interna, stufa
delle bugie dei politici, dell’acquiescenza dei vertici del Viminale e vittima
da anni di tagli e ridimensionamenti, dal togliere il coperchio al vaso di
Pandora, dimostrando che l’apparato della sicurezza è fortemente debilitato».
In merito alla denuncia presentata dalla Polizia, il segretario del Sap spiega
di non conoscere «gli elementi alla base
di accuse che in questo momento ci appaiono assurde e macroscopiche ma non
stiamo parlando di tagliagole o di terroristi bensì di un poliziotto che ha
avuto il coraggio, per servire al meglio il proprio paese, di far presente che
le attrezzature che abbiamo in dotazione sono inadeguate e logore»
. «Possiamo
certificare – prosegue il Sap – che gli elementi illustrati durante il servizio
di Ballarò sono assolutamente veritieri e genuini: è vero che quei caschi
logori sono quelli utilizzati per l’ordine pubblico». Ecco perché, prosegue il
sindacato, «tutta questa storia ci crea grandissimo sconcerto». Il Sap,
ricordando che il dirigente ha una promozione in corso per merito straordinario
e che al momento ha ricevuto soltanto una sospensione disciplinare, chiede
l’apertura di una commissione d’inchiesta sulle condizioni dell’apparato della
sicurezza che, «ne siamo sicuri, non potrà far altro che certificare quanto da
noi denunciato».
«Un
messaggio distorto»
«Un dirigente sindacale, proprio a tutela
dell’autonomia delle funzioni che svolge, gode della straordinaria opportunità
di esprimere in maniera trasparente e diretta la propria opinione
. L’aver,
invece, deciso di parlare col volto oscurato ed indossando l’uniforme, non può
che evidenziare l’intenzione di veicolare un messaggio distorto, che va ben al
di là della mera denuncia sindacale. I
sindacalisti di polizia, al contrario, ci mettono la faccia!»
. È il
commento del segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia Lorena La Spina
IL COMMENTO DEL CONDUTTORE DI BALLARO’
Con
riferimento al servizio di «Ballarò», relativo all’equipaggiamento delle forze dell’ordine dopo gli attentati di
Parigi
, e alla conseguente sospensione di un dirigente del Sap, ribadiamo
l’assoluta correttezza del nostro lavoro giornalistico e la puntuale verifica
dell’affidabilità delle fonti, interpellate come sempre senza alcuna tesi
precostituita.

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Se
dall’inchiesta della Procura fosse accertato un illecito commesso da appartenenti al corpo di Polizia di Stato, che
ci abbiano fornito false informazioni, saremmo
i primi a considerarci «parte lesa»
. Il nostro inviato ha ascoltato diversi
esponenti delle forze di Polizia. Il servizio era ampio, completo e accurato. Del resto, se non possiamo fidarci di un
poliziotto, di quale altra fonte potremmo e dovremmo fidarci?
Per questo,
respingiamo ogni strumentalizzazione che chiami in causa la nostra trasmissione
e il lavoro del nostro inviato.

[FONTE]

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