“VOLEVANO FAR FUORI ULTIMO, INTERCETTÒ IL MINISTRO PINOTTI”

In un articolo di Marco Lillo per il Fatto Quotidiano si riportano in esclusiva le dichiarazioni dell’ex capo del Noe Sergio Pascali: “I miei uomini avevano registrato le sue conversazioni sulla futura nomina di Del Sette”.

Sergio Pascali – riporta il Fatto Quotidiano – è andato in pensione a 63 anni da generale di Brigata. Era il comandante del Nucleo Tutela Ambiente, il celebre Noe che ha svolto le indagini sull’allora Comandante dei carabinieri Tullio Del Sette, sull’allora ministro Luca Lotti e su Tiziano Renzi. Tullio Del Sette non si è astenuto e ha preso parte alla commissione che ha valutato Pascali per la promozione. Risultato? Pascali non è stato promosso generale di divisione e ha perso un aumento di poco meno di 2 mila euro al mese. L’allora ministra Roberta Pinotti lo ha anche privato della soddisfazione di una doppia medaglia al valore per sé e per il suo Corpo, il Noe dei Carabinieri.

Nonostante la proposta del ministro dell’Ambiente Galletti. POCHI MESI prima di lasciare l’incarico, Pascali è stato convocato dai pm Giuseppe Pignatone, Paolo Ielo e Mario Palazzi come persona informata dei fatti nell’i nchiesta Consip. Appena i pm hanno acceso il registratore è partito il suo flusso di coscienza sull’Arma, sul Noe, sulle fughe di notizie. Il suo verbale spiega meglio di un trattato il momento nero dei carabinieri. Per questa ragione abbiamo pensato di pubblicarlo a puntate. Pascali spara subito la prima bomba: “Durante l’indagine sulla Cpl Concordia, vi era stata un’attività intercettiva nei confronti del dottor Recchia, amministratore delegato di Difesa spa”.

Fausto Recchia, già deputato Pd, poi segretario particolare di Roberta Pinotti quando era sottosegretaria alla Difesa nel 2013 con Enrico Letta, dal 2014 è amministratore delegato di Difesa Servizi Spa, una società che fattura 20 milioni gestendo anche gli immobili delle forze armate. Nel Cda siede dal 2014 anche Luigi Ferrara, allora presidente di Consip e poi –secondo l’accusa – destinatario nell’estate 2016 della confidenza sulle indagini del comandante Del Sette. Così Pascali continua il suo racconto: “A Recchia viene notificato dall’Autorità giudiziaria di Napoli un avviso di proroga delle indagini, per cui è a conoscenza dell’attività che è posta nei suoi confronti, e nel quadro di questa attività vengono intercettate diverse telefonate tra Recchia e la Pinotti con riferimento al generale Del Sette, al l’epoca capo di gabinetto del ministro, il quale – a dire della Pinotti – sollecita la sua nomina (a comandante dei carabinieri, ndr) e frasi del tipo che il generale Del Sette è una persona che, comunque, assicura una sua disponibilità, questo era il quadro delle intercettazioni”.

La notizia di un’indagine (finita nel nulla) nella quale sono state intercettate conversazioni simili tra Recchia e Pinotti è inedita. Pascali la cita (senza fornire una data) per far capire ai pm che il Noe non stava ‘simpatico’ a Del Sette. Pascali non sa che fine abbiano fatto queste telefonate. “Io ho saputo dai miei reparti ma io non ho ascoltato, non mi sono assolutamente premurato di rivederle, non so neppure se giacciono nell’ufficio o se sono state depositate”. Quando il generale Pascali cita queste conversazioni del ministro Pinotti (non rilevanti penalmente e delle quali il Fatto non sa nulla anche perché l’ex ministra, da noi contattata via telefono e whatsapp, non ha risposto) il pm Paolo Ielo chiede precisazioni. Pascali non si tira indietro: “Nel quadro di Cpl Concordia (indagine condotta dal pm Woodcock, ndr) si intercetta Fausto Recchia e si intercettano poi alcuni personaggi interessati anche alla Fondazione Icsa in cui è stato vice segretario della fondazione Santilli, in questo considerato da sempre il portaborse dell’onorevole Marco Minniti. Viene intercettata anche una telefonata di questo Santilli, così mi hanno riferito i miei nel quadro di questa attività, di questo tenore: ‘Dobbiamo fare qualcosa per bloccare Ultimo’.

(Il Fatto Quotidiano 15 novembre 2018)