Vigili del fuoco in ginocchio a Pisa per Gaza, il Viminale apre i procedimenti disciplinari
Il gesto durante lo sciopero e la linea dura del Ministero
Dieci vigili del fuoco inginocchiati in silenzio, un minuto per le vittime civili di Gaza, soprattutto bambini. È accaduto a Pisa il 22 settembre 2025, durante la manifestazione sui lungarni nel giorno dello sciopero generale proclamato da USB a sostegno della popolazione palestinese. Nessun slogan, nessuna bandiera di partito, nessuna tensione.
Per il Ministero dell’Interno, però, quel gesto avrebbe “screditato l’intero Corpo nazionale dei Vigili del fuoco” perché compiuto in divisa. Da qui l’apertura di una contestazione disciplinare nei confronti di dieci pompieri, sei dei quali toscani.
Chi sono i vigili del fuoco sotto accusa
Tra loro c’è Claudio Mariotti, 38 anni di servizio alle spalle, entrato nel Corpo dopo la leva militare e anni da discontinuo, oggi sindacalista USB e componente del Coordinamento nazionale dei Vigili del fuoco.
Mariotti spiega che l’inginocchiarsi è stato un gesto di solidarietà umanitaria, non un’azione politica: «Abbiamo osservato un minuto di silenzio per le vittime, in particolare per i bambini. Sulla nostra uniforme portiamo la spilla UNICEF e migliaia di piccoli innocenti sono morti».
La contestazione: la divisa come colpa
Il nodo non è ciò che è stato fatto, ma come. Secondo il Viminale, l’uso dell’uniforme durante la protesta avrebbe leso l’immagine istituzionale del Corpo.
Una lettura che i vigili del fuoco respingono: nelle mobilitazioni sindacali, spiegano, i lavoratori hanno sempre indossato ciò che li identifica professionalmente, esattamente come accade per operai in tuta o sanitari in camice.
La sanzione ipotizzata non è simbolica: sospensione dal servizio, riduzione dello stipendio, fino all’eventualità, definita remota ma presente negli atti, del licenziamento.
UNICEF, accordi istituzionali e una contraddizione evidente
Il gesto di Pisa si inserisce in un contesto delicato. Il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco ha infatti un accordo di collaborazione con l’UNICEF, rinnovato nel 2024 alla presenza del sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, già vigile del fuoco prima dell’ingresso in politica.
Un’intesa che richiama esplicitamente la tutela dei diritti dell’infanzia e il valore umanitario dell’impegno del Corpo. Ed è proprio questa cornice a rendere la contestazione disciplinare politicamente esplosiva: la solidarietà ai bambini diventa motivo di sanzione quando esce dal perimetro formale.
Sindacato sul piede di guerra
La commissione disciplinare inizierà le audizioni il 29 gennaio. Alla vigilia, il sindacato USB ha annunciato un convegno nazionale a Roma contro quella che definisce “repressione della libertà di espressione e militarizzazione del Corpo”.
Il caso Pisa, da episodio locale, si trasforma così in un precedente nazionale che interroga il ruolo dei vigili del fuoco: semplici esecutori silenziosi o lavoratori dello Stato con diritto di parola anche quando la parola è un gesto.
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