Vertici dell’Arma, Guerini vuole Teo Luzi. Di Maio Angelo Agovino. E se avanzasse un outsider?

Lorenzo Guerini, ministro della Difesa nel governo Conte II, pare abbia scelto il nuovo comandante dei Carabinieri: il generale Teo Luzi. Anche Dagospia, ad agosto, aveva predetto lo stesso nome quale futuro comandante.

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Il nuovo capo dell’Arma dei Carabinieri prenderà il posto, salvo imprevisti, di Giovanni Nistri, che terminerà il suo mandato a gennaio. Prima delle feste natalizie il nome di Luzi potrebbe essere comunicato ufficialmente al Consiglio dei Ministri. Guerini pare abbia preso questa decisione in un periodo molto delicato per il nostro governo: il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta provando a riconquistare il favore della maggioranza ma la sua prima mossa non ha avuto l’esito sperato. Infatti la sua proposta di fondare un’organizzazione per la cyber security (nota come sicurezza informatica o sicurezza delle informazioni elettroniche) è stata bocciata. In questo contesto avrebbe inserito persone di fiducia come il Generale della Finanza Gennaro Vecchione mantenendo la gestione dei Servizi Segreti.

La nomina del Comandante generale dei Carabinieri

Attualmente Lorenzo Guerini collabora con i vertici del Pd per sostenere i candidati preferiti nelle prossime nomine. La carica più ricercata nonché la più immediata riguarda la poltrona di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Per questo autorevole incarico Nicola Zingaretti, sentito Dario Franceschini (evidentemente punto di riferimento per le nomine ai vertici dell’Arma), pare, abbia candidato Teo Luzi, promosso recentemente generale d’armata, ma appoggiato tantissimo da Giovanni Nistri, tanto da essere definito, su alcune testate il suo “delfino”, invocando una sorta di successione continuativa . Teo Luzi, nato a Cattolica il 14 novembre 1959, con questa nomina, coronerebbe la sua carriera ricca di incarichi autorevoli svolti nella capitale, ad eccezione di sette anni trascorsi tra Savona e Palermo. Ma purtroppo la gestione Nistri non ha incontrato il favore di tutti, secondo alcuni, infatti, sarebbero stati 3 anni intensi, ricchi di circolari e direttive, ma sarebbe stata anche una gestione con molta carta e poco cuore e questa linea di successione potrebbe non essere stata apprezzata da tutti.

Il Capitano Ultimo

Il colonnello Sergio De Caprio, ovvero il capitano Ultimo che mise le manette a Totò Riina nel 1993, questa estate ha addirittura suggerito le dimissioni di Nistri e Luzi con l’avvio di un’indagine volta a far luce sulla gestione dell’Arma, da rifondare e difendere. Gli ultimi tempi sono stati segnati da eventi orribili per la Benemerita e da diverse inchieste giudiziarie che hanno coinvolto molti carabinieri,nonché, per la prima volta, dal sequestro di una caserma.

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Nel frattempo Luigi Di Maio non abbandona la speranza di porre al comando dell’Arma il generale Angelo Agovino, vicedirettore dell’Aise ovvero dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna.

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E se tra i due litiganti si facesse largo un outsider? 

Essere visto come “papabile” non garantisce tuttavia la nomina a comandante generale e, come dimostra la storia, molti dei papabili non sono poi stati nominati. Un proverbio in Vaticano precisa “Chi entra papa in conclave, ne esce cardinale” intendendo proprio che spesso il favorito non viene eletto. Detto ciò, dietro le quinte dell’Arma e della politica, il fermento non manca poiché, come anzidetto, spesso le nomine date per scontate si sono capovolte, nel corso della discussione.

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La storia dei vertici dell’Arma, infatti, insegna, che molte volte prendono corpo ipotesi, sulle quali in pochi, fino a pochi giorni prima della nomina, avrebbero scommesso. Parliamo della nomina di un outsider nel caso in cui il tira e molla sulla coppia Luzi/Agovino dovesse per così dire “bruciare” entrambi. Nomine a “sorpresa” che non sono affatto da escludere se dovesse andare avanti il muro contro muro tra i due candidati favoriti. E’ quanto accaduto nel dopo Gottardo, tra Piccirillo/Venditti prevalse Siazzu o nel dopo Del Sette tra Coppola/Amato prevalse Nistri. Caso a parte fu il dopo Siazzu, dove la nomina di Gallitelli incontrò il plauso bipartisan (fu nominato dal ministro La Russa) essendo accolta con grande favore dall’opposizione. Anche in quell’occasione (12 anni fa) non si fece attendere l’immancabile approvazione del segretario del Pd di allora, Dario Franceschini, che la definì «la scelta migliore per l’ Arma e per il Paese».

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