Uccise il collega, la Corte dei conti condanna ex carabiniere a risarcire l’Arma per funerale e proiettili

La Corte dei conti ha condannato l’ex carabiniere Emanuele Armeni a risarcire l’Arma e il Ministero per l’uccisione del collega Emanuele Lucentini.

Il militare, difeso dall’avvocato Sabrina Montioni, è stato condannato a 18 anni in via definitiva perché il 16 maggio 2015 sparò il mitra Beretta M12, al collega nel cortile della caserma dei carabinieri di Foligno. Delitto di cui l’imputato ha sempre fornito una versione alternativa, cioè che il colpo fosse partito accidentalmente dall’arma mentre il militare si stava rialzando dopo una caduta nel piazzale della caserma.

Secondo la Corte contabile l’ex militare avrebbe arrecato un danno al Ministero della Difesa – Arma dei Carabinieri pari a 38.311,14 euro per equo indennizzo corrisposto alla vedova, 7.853 per spese funebri pagate dall’Arma, 2.100 per sussidio urgente alla vedova; 1.777,06 per emolumenti retributivi corrisposti dopo il decesso; 3.016,63 per le spese di formazione del deceduto sostenute dall’Arma, 529,26 per il costo delle due pistole mitragliatrici Beretta M/1252 di dotazione, confiscate a seguito del fatto; 0.19 centesimo di euro per il costo del proiettile sparato; 11.21 euro per gli altri proiettili rimasti nei caricatori delle due armi sequestrate; 19 euro per i cento proiettili usati nelle prove balistiche effettuate per accertare la dinamica del fatto ai fini della responsabilità penale.

Il collegio giudicante ha considerato “fondata la domanda della Procura regionale ed il convenuto Emanuele Armeni va condannato al risarcimento dei danni, in favore Carabinieri nella misura di 53.617,49, oltre alla rivalutazione monetaria secondo gli indici Istat ed agli interessi legali dalla pubblicazione della presente sentenza al saldo effettivo”.

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