Omicidio Lucentini, chiesti 53 mila euro al carabiniere che ha ucciso il collega

Ammonta a 53 mila euro la cifra chiesta dalla Procura regionale della Corte dei conti a Emanuele Armeni, condannato per l’uccisione del collega carabiniere Emanuele Lucentini. L’omicidio dell’appuntato scelto è avvenuto nel cortile della caserma dei carabinieri di Foligno il 16 maggio 2015; a uccidere il 50enne un colpo di mitraglietta M12 in dotazione al collega di pattuglia. Armeni è stato condannato a 20 anni in primo grado e a 18 in Appello, mentre nel novembre scorso la Cassazione ha rigettato l’istanza di revisione del processo chiesta dalla difesa, che ha sempre puntato a dimostrare la tesi dell’incidente.

La ricostruzione L’udienza relativa al presunto danno erariale si è tenuta mercoledì a Perugia davanti alla Sezione giurisdizionale, presieduta da Piero Carlo Floreani. Nell’atto di citazione inviato dalla Procura nel febbraio scorso, dei 53 mila euro 38 mila sono relativi all’equo indennizzo a favore della vedova, altri settemila per le spese relative al funerale, 2.100 come sussidio urgente e così via. A difendere Armeni è l’avvocato Sabrina Montioni, secondo la quale in primis l’azione della Procura sarebbe arrivata oltre il limite previsto (cinque anni); oltre a ciò, l’avvocato ha spiegato che non ci sono prove per sostenere il danno erariale indiretto procurato al ministero della Difesa.

La difesa Ma soprattutto, Montioni ha ricordato che di fronte al Tribunale civile di Perugia pende un processo che riguarda proprio la restituzione dei 53 mila euro. Un procedimento che il Tribunale ha rinviato in attesa di una sentenza da parte della magistratura contabile. La somma, ha spiegato il legale, è stata erogata a titolo di liberalità: «Tutti gli emolumenti alla vedova – ha sostenuto – potevano essere versati solo nel caso in cui l’atto illecito fosse stato commesso in servizio, nell’esercizio delle sue funzioni; le somme che fanno riferimento a equo indennizzo o funerali possono essere erogate solo se tutti e due i carabinieri fossero stati in servizio. E la sentenza ha escluso proprio questa aggravante». Sul caso si esprimerà a breve la magistratura contabile.

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