Trump agli alleati: “Codardi”. Crosetto: “Non lo sono, anzi aiutiamo”. Il Pentagono invia 2.500 marines e 3 navi
Il Pentagono invia 2.500 marines e 3 navi, Trump esclude il cessate il fuoco
Nel 21esimo giorno di guerra in Iran e in Medio Oriente, il conflitto continua ad allargarsi tra bombardamenti, tensioni diplomatiche e nuove mosse militari. Il Pentagono invia 2.500 marines e 3 navi, mentre Donald Trump alza lo scontro con gli alleati, li accusa di essere “codardi” e allo stesso tempo esclude un cessate il fuoco con Teheran.
Sul terreno, le forze armate israeliane hanno annunciato di aver “iniziato a colpire obiettivi del regime iraniano nella zona di Nur, a est di Teheran”, sulle rive del Mar Caspio. L’Iran ha risposto con una nuova ondata di bombardamenti contro l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.
Trump attacca la Nato sullo Stretto di Hormuz
L’escalation regionale ha portato la Nato a sospendere temporaneamente la sua missione in Iraq. In questo scenario si è abbattuta la rabbia di Trump, che ha rilanciato le accuse contro l’Alleanza, ritenuta colpevole di non affiancare militarmente Washington nella guerra contro l’Iran.
Il presidente americano ha accusato gli alleati di non voler contribuire all’apertura dello Stretto di Hormuz, definendola una “semplice manovra militare” e sostenendo che sia questa “l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio”. Da qui l’attacco frontale: “Non vogliono contribuire all’apertura dello Stretto di Hormuz. Così facile per loro, con così pochi rischi. Codardi”.
Crosetto replica: “Nessun atto di codardia”
Alla linea durissima di Trump ha replicato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha respinto le accuse rivolte agli alleati Nato.
“Ho letto che ha dato dei codardi a tutti gli alleati della Nato, non ho capito per quale motivo”, ha detto Crosetto, ospite di Nicola Porro a Dieci Minuti su Retequattro. Il ministro ha aggiunto che “non mi sembra ci sia stato nessun atto di codardia da parte di nessuno” e ha sottolineato che l’atteggiamento di molti Paesi alleati “aiuta gli americani anche in un momento, diciamo, di difficoltà a uscire da una situazione complessa” come quella di Hormuz.
Da qui la sintesi politica della replica italiana: non codardia, ma sostegno agli Stati Uniti.
Meloni frena: nessuna missione militare italiana
Dopo la dichiarazione congiunta firmata ieri insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Giappone sulla disponibilità a contribuire al “transito in sicurezza attraverso lo Stretto di Hormuz”, l’Italia ha però precisato che non si sta valutando alcuna missione militare.
Da Bruxelles, al termine del Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha chiarito la posizione italiana: “Nessuno pensa ovviamente a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz”.
Trump insiste: “Lo Stretto lo controllino gli altri”
Nel corso della giornata, Trump ha continuato a martellare sul tema dello Stretto di Hormuz, chiedendo ancora una volta agli altri Paesi di esporsi di più.
Alle 22.03, parlando ai giornalisti, ha detto che gli Stati Uniti non usano lo stretto e non ne hanno bisogno, mentre a dipenderne sarebbero soprattutto Europa, Corea, Giappone, Cina e molti altri Paesi. Per questo, secondo il presidente americano, dovrebbero essere loro a “farsi coinvolgere un po’ di più”.
Poco dopo, alle 22.54, Trump ha scritto su Truth Social che sta valutando la possibilità di “ridurre” le operazioni militari contro l’Iran, sostenendo che Washington si starebbe “avvicinando molto al raggiungimento dei propri obiettivi”. Nello stesso messaggio ha ribadito che lo Stretto di Hormuz dovrà essere “sorvegliato e controllato, se necessario, dalle altre nazioni che lo utilizzano, non dagli Stati Uniti”.
Nessun cessate il fuoco: “Stiamo annientando l’altra parte”
Il punto politicamente più esplosivo arriva però alle 21.04, quando Trump ha escluso la possibilità di un cessate il fuoco con l’Iran.
“Non voglio un cessate il fuoco. Sapete, non si fa un cessate il fuoco quando si sta letteralmente annientando l’altra parte”, ha dichiarato ai giornalisti alla Casa Bianca.
Pochi minuti dopo, alle 21.14, ha rincarato la dose: “Abbiamo vinto”. Trump ha affermato che gli iraniani continuano a “intasare” lo Stretto di Hormuz, ma ha sostenuto che “dal punto di vista militare, sono finiti”.
Washington e Israele sulla stessa linea
Alle 21.31, Trump ha anche rivendicato la sintonia con Israele, spiegando che “Stati Uniti e Israele vogliono più o meno cose simili”. Alla Cnn ha definito il rapporto tra i due Paesi “molto buono”, confermando la convergenza strategica nel pieno del conflitto.
Israele colpisce i vertici iraniani
Intanto continua quella che viene descritta come la strategia israeliana della “decapitazione” dei vertici del regime iraniano. Il portavoce dei Pasdaran, Ali Mohammad Naeini, è stato ucciso questa mattina durante un attacco missilistico. È morto anche Esmail Ahmadi, indicato come il successore di Soleimania alla guida dell’intelligence dei Basij.
A farsi sentire è stata anche la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, che sui social ha scritto: “La sicurezza deve essere strappata ai nemici interni ed esterni”.
Nuove tensioni nel Golfo: incendio in una raffineria in Kuwait
La crisi si allarga anche al Golfo. Un attacco di droni ha provocato un incendio in una raffineria di petrolio in Kuwait, secondo quanto riferito dai media statali. L’agenzia di stampa ufficiale kuwaitiana ha precisato che l’impianto appartiene alla compagnia petrolifera nazionale.
Mosca prova la sponda diplomatica, ma Washington respinge l’ipotesi
Sul fronte diplomatico, Mosca ha proposto agli Stati Uniti uno scambio negoziale che coinvolga Iran e Ucraina, ma da Washington è arrivato un no. Un altro segnale della rigidità che domina il confronto internazionale mentre il conflitto continua a salire di livello.
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