“TROPPI SOLDATI DIMENTICATI”. L’IMPEGNO DEL MINISTRO TRENTA: È NECESSARIO AFFRONTARE IL DISAGIO PSICHICO

(di Gaetano Campione) – Negli ultimi dieci anni, 277 militari si sono tolti la vita: 59 nell’Esercito, 17 in Marina, 9 in Aeronautica e 142 suicidi. Un numero in aumento che ha fatto suonare i, campanello d’allarme.

Così il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, chiede un “impegno forte” per prevenire il fenomeno ed invita il mondo delle Forze armate a cambiare registro, a cominciare anche dalla terminologia: “So bene che molti suicidi (perché chiamarli atti di autolesionismo?) sono legati a esperienze di disagio personale e familiare, ma non è una scusante dire che “i suicidi nelle forze armate sono nella media”. Un’organizzazione in cui l’uso delle armi fa parte della normale operatività – ha spiegato Trenta – deve essere più responsabile e più capace di cogliere quei segnali di allarme, qualora ci siano, che potrebbero aiutarci a prevenire un fenomeno che, nel 2018, risulta anche in aumento. Attendo di ricevere su questo tema, dalla Commissione apposita gli approfondimenti richiesti”.

 

Ma il ministro punto il dato contro il disagio psichico. E racconta di ricevere “molti messaggi che mi tolgono un po’ il sonno, ma che sono una manna dal cielo per capire cosa sia diventato il mondo della Difesa e quando, per troppo tempo, sia stato messo in secondo piano l’uomo, il soldato, i suoi problemi, come se i problemi dei singoli debbano sempre essere soccombenti rispetto alle esigenze dell’amministrazione. Non sono una rivoluzionaria – ha sottolineato – e so bene che è impossibile fare in modo che tutti siano felici e abbiano il livello del morale sempre alto, ma penso proprio che sia ora di guardare nelle nostre caserme con sincerità e concreta e fattiva vicinanza, per chiederci se i valori che esprimiamo siano coerenti con la situazione effettiva che vivono i nostri uomini e le nostre donne”.

 

La titolare della Difesa ha citato il caso di un parà della Folgore, rimasto ferito in un attentato terroristico, rientrato a casa e poi richiamato in missione in Libia nonostante un forte disagio psichico che dissimulava e che in seguito lo ha portato per tre volte a tentare il suicidio.Ci sono tanti, troppi soldati dimenticati. Molti sono diventati civili e sono usciti dalle statistiche; altri continuano a dissimulare il disagio psichico perché temono di essere prosciolti”, ma la Difesa e le Forze armate, “hanno tutte le competenze e l’expertise per cogliere i sintomi, trattarli nell’immediato per evitare che si crinicizzino e degenerino in disturbi veri e propri e per consentire a uomini e donne che hanno subito un trauma legato al servizio prestato con onore e orgoglio di guarire, nella maggior parte dei casi, e proseguire la loro carriera militare”.

(La Gazzetta del Mezzogiorno)

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