I militari abbandonano la cerimonia. Contestazioni al discorso del 25 aprile viterbese. “Il Ministro della Difesa ancora non ha stigmatizzato i fatti”

Che il giorno della festa della Liberazione sarebbe stato particolarmente divisivo, era nell’aria. Così la festa del 25 Aprile Viterbese ha pagato dazio, vittima innocente una superficialità estrema.

E’ successo che il presidente dell’Anpi viterbese, Enrico Mezzetti, secondo quanto riporta il Corriere di Viterbo nel suo intervento che ha aperto la serie di discorsi alla cerimonia finale al sacrario, abbia cominciato a snocciolare un ragionamento politico molto incentrato sul presente e sulla critica al governo in carica, ricordando ciò che da mesi la sinistra imputa a Salvini: le politiche verso i richiedenti asilo, la sicurezza sventolata come una bandiera di parte, la sottovalutazione delle frange oltranziste. Nel suo discorso Mezzetti ha infilato anche Berlusconi è il caso Ruby, nonché presunte colpe da ascrivere all’Esercito Italiano per ipotetici crimini commessi in tempo di guerra. 

Se l’intenzione era quella di evitare una rappresentazione ecumenica della festa, il risultato è stato raggiunto: perché prima sono volate voci dal folto gruppo di presenti: “ma che c’entra?” poi un astante, proveniente della rappresentanza militare, ha tentato di avvicinarsi al presidente dell’Anpi, subito bloccato da agenti della Digos che l’hanno trascinato da una parte. Rapidamente la festa della Liberazione si è trasformata in una contesa: da una parte il pubblico di parte Anpi comprendente i pochi esponenti della politica e dell’amministrazione pubblica presenti, il presidente della provincia ed il consigliere comunale del MoVimento 5 stelle, dall’altra le varie rappresentanze dell’esercito e delle associazioni combattentistiche. I militari hanno a quel punto hanno abbandonato vistosamente la cerimonia, mentre Mezzetti concludeva il suo discorso.

Pare che, udite queste parole un Generale di Brigata presente abbia salutato le autorità e se ne sia andato via unitamente al personale di rappresentanza.

“A distanza di più di 24 ore dagli eventi – è quanto dichiara Marco Cicala delegato Cocer Interforze – ancora non ho sentito l’intervento del Ministro della Difesa, teso a stigmatizzare fatti e comportamenti gravi da mettere in serie imbarazzo gli uomini e le donne in uniforme, cioè coloro che danno il volto alle istituzioni . Inoltre – continua Cicala- mi risulta che questo sodalizio ANPDI è riconosciuto anche sotto forma di nanziamenti, dal Ministero della Difesa. Nell’esercizio delle mie funzioni – conclude il delegato interforze – a tutela del personale rappresentato e delle loro famiglie chiedo un intervento immediato del Ministro della Difesa che accerti e censuri tali fatti sotto tutte le forme di competenza.”