Sono proprio ignoranti questi carabinieri?

Troviamo molto interessante l’intervento del direttore di affaritaliani.it Angelo Perrino, che in una trasmissione televisiva ha descritto, in una chiave semplicistica e assolutamente generalizzante, una situazione culturale che secondo lui permea l’Arma, dipingendo in forma piuttosto denigratoria le capacità professionali dei Carabinieri.

Lo troviamo interessante perché c’è da sempre nella nostra società una certa corrente anti-polizia che cerca di minimizzare l’apporto sociale che le Forze dell’Ordine da sempre portano avanti con forse troppa modestia, visto che persone come il direttore si possono permettere di parlare senza nessun tipo di contraddittorio.

Ormai subiamo attacchi da questo movimento in cerca di consenso sensazionalistico, forti del fatto che mentre loro possono avere palchi e spazi, Noi tendiamo a continuare a fare il nostro lavoro in silenzio.

Tanto per dire, questo articolo anche io l’ho scritto con i miei soli due indici. Non lo trovo incompatibile né in qualche maniera in connessione con le capacità culturali e intellettive di chiunque. Mi sembra un parametro di valutazione inadeguato e che vuole far scendere di livello un intervento che avrebbe potuto essere più interessante e soprattutto utile, se ci fosse stato qualcuno, in contraddittorio, nello stesso studio in grado di raccontare la passione che spinge ognuno degli italiani con la banda rossa a dedicarsi alla Gente, unico nostro punto di riferimento nella nostra azione, con sacrifici personali nel miglioramento professionale e culturale, superando le eventuali e indubbie difficoltà.

Certo è che se il giornalista non si fosse concentrato solo su delle filosofie denigratorie, avrebbe potuto forse portare la discussione sulle problematiche legate alla necessità di una formazione efficiente che in questi ultimi tempi deve fare i conti con le esigenze organiche che impediscono una pianificazione e, quindi, del tempo adeguato a creare aggiornamenti, insieme a tutte le parti coinvolte nella attività di prevenzione e repressione dei vari reati. Penso per esempio a quanto abbiamo discusso recentemente a Viterbo, nel convegno organizzato dal nostro sindacato, il Nuovo Sindacato Carabinieri, e quello autonomo della Polizia di Stato del MOSAP, quando parlando delle violenze di genere insieme ad associazioni private, sociologi, procuratori, operatori delle Forze dell’Ordine, si è compreso quanto l’esigenza di coordinare le forze anche nella formazione potrebbe superare le difficoltà che le istituzioni stanno attraversando per portare avanti la giustizia. Formazione che è indispensabile per trattare le varie fasi che interessano il nostro lavoro: dalla telefonata al 112/113 alle condanne, passando per il primo intervento, le investigazioni e i processi. Si è parlato anche degli sforzi nel creare unità con personale adeguatamente preparato nelle Questure e nei comandi provinciali dei Carabinieri, ma che lasciano soli i Comandanti delle Stazioni (circa cinque mila in tutta Italia), che sono in seria difficoltà quando devono rispondere in maniera efficace e con la tempistiche previste dal codice di procedura penale. Il giornalista poteva benissimo parlare anche dei risvolti psicologici, legati a fenomeni di stress e burn-out, che colpiscono gli operatori della sicurezza e di come ci siano difficoltà da parte delle diverse istituzioni a strutturare una rete di sostegno a aiuto per consentire la loro serenità e il loro benessere, soprattutto per svolgere il loro lavoro, per la Gente, in modo più efficiente e empaticamente funzionale. Ne parliamo continuamente, chiedendo azioni non più parole.

Fermarsi ad analizzare eventuali linguaggi aulici e antichi, comunque in italiano, sposta l’attenzione e limita le potenzialità che una trasmissione televisiva sulla rete pubblica deve inseguire e alimentare, concentrandosi sulla costruzione di pensieri attraverso la partecipazione.

Come NSC, uno degli obiettivi che ci poniamo è quello di fornire un contributo a quella che è la formazione dei Carabinieri, anche se la legge appena partorita vorrebbe non consentirlo perché ha dovuto rispondere a esigenze diverse: aver scritto una legge sindacale uguale per le forze armate e le forze di polizia, sebbene militari ma con gli stessi compiti della Polizia di Stato, è un limite che non ci porremo.

Roberto Di Stefano – Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri

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