Sindacati militari, Nistri: “No al modello Polizia”. Limiti e restrizioni per preservare l’equilibrio dello Strumento Militare

Le Commissioni riunite Difesa di Camera e Senato, presso l’Aula della Commissione della Camera, hanno svolto l’audizione del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Giovanni Nistri, in materia di associazioni professionali a carattere sindacale del personale militare.

Nistri, che ha definito “delicatissimo” il tema della tutela sindacale dei diritti dei militari, ha confermato, “con quanto gia’ recepito nei disegni di legge, la necessita’ di limitare l’adesione alle nuove associazioni sindacali militari al solo personale militare in servizio e comunque assoggettabile agli obblighi di servizio. Per chi e’ in congedo la tutela e’ gia’ assicurata dalla libera iscrizione ad altri sindacati non militari, nel senso che tale personale potrebbe aver intrapreso altri percorsi professionali diventando portatore di interessi diversi”.

Con il provvedimento normativo che il parlamento adottera’ si dovra’ riuscire a coniugare l’estensione del diritto di associazione sindacale con la tenuta del ‘sistema difesa’, inteso quale insieme di principi e valori regolatori di diritti e doveri che da sempre garantiscono capacita’ operativa, compattezza e dunque l’efficacia dello strumento militare. L’assoluta necessita’ di preservare tale equilibrio – ha sottolineato ancora il generale Nistri – appare chiaramente percepito dalla stessa Corte Costituzionale che ha indicato l’esigenza di definire un perimetro entro cui consentire l’esercizio dello specifico associazionismo sindacale tra i militari con riferimento alle materia da escludere rimandando all’opera del legislatore la definizione di ulteriori limiti e restrizioni in aggiunta al divieto di sciopero gia’ previsto. Se va riconosciuto ai militari il diritto di costituire associazioni professionali a carattere sindacale e’ tuttavia consentito che la legge adotti restrizioni sempre salvaguardando la democraticita’ dell’ordinamento delle forze armate nella massima misura compatibile con l’efficace perseguimento dei compiti istituzionali di queste ultime”.

“A nostro sommesso parere non apparirebbe utile mutuare tout court i modelli sindacali già esistenti nelle altre realtà civili del pubblico impiego, ivi compreso quella della Polizia di Stato. Non si può infatti trascurare che l’alveo giuridico in cui si inquadrano i diritti ed i doveri dei militari è tipico. Proprio per tale sua particolare condizione sino ad oggi il militare non è certamente rimasto privo di tutele e garanzie, dal momento che la compattezza dello strumento militare si è espressa anche attraverso una costruttiva, ancorché spesso appassionata, dialettica non esente da contrapposte visioni tra l’Amministrazione e la Rappresentanza Militare capace di realizzare una solida cornice assistenza che non trova uguali nelle altre amministrazioni pubbliche. Tale dinamica ha consentito di raggiungere importanti risultanti sia in sede amministrativa e regolamentare che in sede contrattuale, non inferiori, se non addirittura migliorativi, rispetto a molti altri comparti del pubblico impiego. Ne sono un esempio le procedure concorsuali per i trasferimenti a domanda oltre ai diversi istituti rivolti alle esigenze personali e familiari dei militari spesso, per taluni settori, superiori nel numero e nella tipologia rispetto alla maggior parte delle altre categorie di lavoratori.”

“Nei limiti indicati dalla Consulta è essenziale che la disciplina normativa in fieri fissi tassativamente le materie di competenze delle associazioni sindacali militari, per evitare che la legittima dialettica sindacale intervenga in ambiti che attengono alla funzionalità delle forze armate potendone minare la specifica missione istituzionale.” In altre parole le stesse materie escluse dalla Consulta e già oggi precluse alla rappresentanza militare.

Nistri suggerisce, inoltre, a garanzia di una piena efficacia dell’azione sindacale, la necessità di prevedere un’adeguata anzianità di servizio per l’assunzione di cariche sindacali superiori ai cinque anni, nonché di periodi di effettivo servizio tra l’esercizio di eventuali successivi mandati allo scopo di assicurare l’aderente conoscenza delle tematiche oggetto dell’azione di tutela ed evitare il decadimento delle competenze professionali specialistiche ad altro profilo del personale rappresentato.

Nistri ha sottolineato che i due disegni di legge in esame (Tripodi e Corda) nel riconoscere diritti e tutele ai delegati dei sindacati militari riconosce ben più ampie tutele rispetto alla disciplina vigente per i sindacati civili, tanto da sembrare di delineare delle immunità dagli obblighi di servizio senza ipotesi salvaguardia dei doveri dei militari derivanti dal giuramento prestato e tali da svincolarli dal servizio. Si tratta di norme che non trovano fondamento nella funzione assegnata al sindacato.

Si richiede inoltre, una non vincolatività del parere reso dall’organizzazione sindacale per il trasferimento dei dirigenti sindacali.

Appare fondamentale – ha sottolineato Nistri – escludere forme di attività negoziale decentrata, non può infatti immaginarsi che la tutela degli interessi del personale si risolva nella’assecondare orientamenti e sensibilità locali consentendo l’accesso a variabili che nell’agire sulla quotidianità pregiudicherebbero gli standard del servizio reso ai cittadini. L’operativa in ambito periferico ben potrebbe essere garantita almeno da un livello almeno regionale.
Viene sottolineata inoltre l’esigenza di ancorarsi a parametri oggettivi e proporzionali evitando una proliferazione di interlocutori rappresentativi degli interessi di pochi, ritenendo congruo “misurare il dato associativo in rapporto con la forza armata di riferimento con il raggiungimento di una soglia minima che idealmente potrebbe essere il 5% complessivo, stabilendo soglie minime per ciascuna categoria di personale, ad esempio il 3%. Non si tratta di precludere la libera adesione a più sindacati – ha evidenziato Nistri – ma considerare la possibilità di un’unica delega di pagamento per ciascun militare ai fini della misurazione della rappresentatività risolvendo in tal modo una criticità del sistema sindacale che mi risulta già stigmatizzata con le parole “mercato delle stessere” da una confederazione sindacale audita in questa sede.”
“Sono pienamente consapevole – ha concluso Nistri -che la nuova normativa non potra’ affrontare ogni dettaglio dovendo necessariamente rinviare a successivi regolamenti la disciplina di aspetti piu’ squisitamente operativi. Per questo ritengo urgente l’adozione della nuova legislazione di settore, anche alla luce delle sollecitazioni che gia’ pervengono dalle prime associazioni sindacali militari riconosciute con riferimento ad aspetti pratici e indispensabili per la loro concreta operativita’, quali le operazioni di tesseramento, il conferimento delle deleghe sindacali, la propaganda e la possibilita’ di incontro e riunione”.