Sesso con l’allieva in caserma, carabiniere condannato a 4 anni e 11 mesi

VERONA – Ha intessuto una relazione «malata» con la sua giovanissima allieva, plagiandola. Abusi che si sono ripetuti nel tempo, sia al maneggio, sia quello che è il suo principale posto di lavoro: la caserma dei carabinieri di una città lombarda, sua regione d’origine, dove ha fatto entrare la vittima che aveva solo quindici anni all’epoca dei fatti. Una storia gravissima quella emersa in tribunale a seguito di un’inchiesta del pubblico ministero Valeria Ardito e arrivata a sentenza ieri, per rito abbreviato, davanti al giudice per le indagini preliminari Livia Magri. L’imputato, un uomo di 42 anni, atleta conosciuto nel mondo dell’equitazione è stato condannato a quattro anni e undici mesi di carcere. Il reato, in questo caso è quello di atti sessuali con minore, aggravato dal fatto che la vittima gli era stata affidata «in custodia» in quanto allieva.

Sesso in caserma

Sulla sua situazione ha pesato anche il fatto di essere stato scoperto, in almeno quattro circostanze diverse ad appartarsi con la ragazza nella sua caserma di appartenenza: lì avrebbe consumato un rapporto sessuale completo.Nel corso dell’indagine, il 42enne è stato anche scoperto mentre si recava in un centro commerciale, accompagnato dalla ragazzina. Tutto questo è accaduto nella città in cui abitava l’allora quindicenne. Il caso è approdato in Procura a Verona, però, perché almeno uno degli episodi è stato consumato all’interno di un centro ippico di Castelnuovo del Garda, dove l’istruttore insegnava dal 2016.

2017 e 2018

Gli abusi sono andati avanti per gran parte del 2017 e del 2018. Prima che la vicenda diventasse affare della giustizia, la voce si era già sparsa da tempo negli ambienti dell’equitazione. Ed è scattata subito la «caccia al mostro», con tanto di denunce sui social che hanno costretto la Fise, la Federazione italiana sport equestri a intervenire e a sospendere il maestro, anche per tutelare altri istruttori che avevano in comune con lui il cognome. Non sono mancate le sanzioni da parte dell’Arma, dove l’uomo, inquadrato con il grado di appuntato, era entrato a seguito della fusione con il corpo forestale dello Stato. Tra le aggravanti considerate dal giudice, il fatto che il carabiniere avrebbe frodato l’amministrazione militare facendosi retribuire anche quando era assente dal lavoro, per stare con la giovane vittima.

Corriere del Veneto