SCHIAFFO SUL SEDERE DELLA MILITARE: MARESCIALLO CONDANNATO PER INGIURIA

Ricostruito l’episodio verificato in una stazione dei Carabinieri nel nord Italia. È stato un semplice schiaffo sul sedere: così un maresciallo cerca di ridimensionare la condotta da lui tenuta nei confronti di una militare. Tutto inutile, però: l’uomo è condannato per il reato di “ingiurie”. (Cassazione, sentenza n. 42357, depositata il 6 ottobre 2016).

Abuso. Nessun tentennamento per i giudici militari: una volta ricostruito l’episodio – verificatosi in una stazione dei Carabinieri nel nord Italia –, difatti, viene ritenuto evidente l’abuso compiuto dal maresciallo. Logica la condanna, con «pena, sospesa, di sei mesi di reclusione militare» e obbligo di versare «1.500 euro» come «risarcimento» alla persona offesa.

In sostanza, è univoca, secondo i giudici, la lettura del comportamento tenuto dal maresciallo. La donna, «nel transitare unitamente ad altri militari per le scale della sede di servizio», aveva incrociato un «suo superiore gerarchico» che «fermatosi di lato, la toccava con una mano, a mo’ di pacca, sui glutei, accompagnando il gesto con la frase “Su, a lavorare”».

E uguale certezza è manifestata dai magistrati della Cassazione. A loro avviso, difatti, proprio «la posizione di comando» del maresciallo permette di qualificare il suo gesto come un «abuso del grado».
Confermata, quindi, in via definitiva la condanna emessa in appello.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

 

 

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