Salvataggio eroico dei carabinieri sul bus. In caso di attacco terroristico le forze di polizia sono davvero pronte con API, SOS e UOPI?

L’allarme terroristico d’oltralpe ha decretato nei mesi scorsi la nascita per carabinieri e polizia di nuove forze agili, rapide, efficienti, addestrate per giungere in pochissimo tempo sul luogo dell’emergenza.

Si chiamano Api, Aliquote primo intervento, e Sos, Squadre operative di supporto per l’Arma dei carabinieri e Uopi, Unità Operative di Primo Intervento, per la Polizia. A quanto si apprende, sono presenti più al Nord che al Sud, ossia dove è più presente l’infiltrazione di radicali islamici. Le squadre sono formate generalmente da tre unità più un comandante, e viaggiano sul un Land Rover Discovery, armate con Beretta 92 e fucili d’assalto AR 70/90. Gli uomini indossano tutte da ordine pubblico e hanno spray e giubbotto antiproiettile.

Si tratta di squadre di impiego deputate a contrastare la minaccia del terrorismo “casuale”, quello dei lupi solitari, che colpisce anche senza armi convenzionali. Sono team leggeri, dislocati su tutto il territorio nazionale, in grado di attirare la minaccia e mettere in sicurezza il perimetro così da dare il tempo al GIS di intervenire.

Eppure agli “occhi dei tecnici” non è sfuggito che il salvataggio eroico compiuto ieri dai carabinieri sul bus sequestrato con 51 ragazzi a bordo, sia stato compiuto dai carabinieri della stazione di Segrate e non dalle Aliquote di Primo Intervento create proprio per questo tipo emergenza. Una falla, secondo alcuni non di poco conto e che, se da un lato non sminuisce il coraggioso operato degli uomini dell’Arma, dall’altro pone certamente alcuni dubbi sull’effettiva utilità  e sul coordinamento di tante “piccole squadre di intervento speciale” create ad hoc.

Secondo altri non vi è stato il tempo per coordinare l’intervento demando l’operato alle pattuglie dislocate sul territorio, anche se 40 minuti (la durata del sequestro riportata dai quotidiani) da Crema a Milano non dovrebbero essere pochi per allestire il dispositivo di emergenza o comunque per attivarlo in zone limitrofe scongiurando un eventuale attacco coordinato in più punti sensibili sul territorio. Si potrebbe dire che il battesimo del fuoco in Lombardia non è stato dei migliori, ma fortunatamente è andata comunque bene. Speriamo, ovviamente, non ve ne siano altri, ma nel frattempo sarà forse il caso di rivedere il piano nazionale d’azione contro il terrorismo e le forze messe in campo per contrastarlo?