Renzi schiera la “sua” formazione dei ministri. Conferma il capo della polizia al Viminale

(di Felice Florio) – Riparte la serie A, e mezza Italia sta imbastendo le aste tra amici cercando di accaparrarsi la squadra perfetta per vincere il fantacalcio. L’altra metà del Paese, a ferie finite, azzarda un altro tipo di scommesse: chi governerà dopo lo strappo tra Lega e il Movimento 5 Stelle?

In questo particolare toto-ministri, dove i crediti di una parte non sembrano mai sufficienti per acquistare la fiducia dell’altra, ci pensa Matteo Renzi a stilare la rosa dell’esecutivo perfetto. Senza il fine di vincere: in questa stagione, l’obiettivo condiviso e arrivare più in alto in classifica della Juventus dei consensi. Matteo Salvini.

La scuola di formazione politica

La classe dirigente ideale di Renzi ha appena finito la sua preparazione estiva nel scuola di politica dell’ex premier, in Garfagnana. Al resort “Il Ciocco”, in provincia di Lucca, le quattro giornate di Meritare l’Italia sono passate tra lezioni e workshop a stretto contatto con Renzi e i suoi fedelissimi, saliti in cattedra per raccontare la propria visione politica a 224 ragazzi under 30. Ancora troppo acerbi per pensare di essere chiamati in qualche ministero del nascente (forse) governo giallorosso.

Eppure hanno vissuto i giorni più caldi della politica italiana degli ultimi tempi, e non solo perché la crisi di governo è scoppiata a Ferragosto: Renzi e le mille anime del Pd stanno avendo la ghiotta occasione di riconquistare un ruolo di primo piano nei palazzi che contano. Per questo l’accesso ai giornalisti non è stato consentito: è troppo delicata la partita che si sta giocando nelle contrattazioni tra Dem e 5 Stelle. A guardia abbassata, qualche dichiarazione delle personalità intervenute a scuola avrebbe potuto far crollare il precario equilibrio che Zingaretti e Di Maio cercano. La Stampa, tuttavia, è riuscita a carpire quella che sarebbe la squadra di governo congeniale a Renzi.

Renzi’s dream team

Va bene il «no a Conte, ma mai e poi mai Di Maio premier», è il pensiero di un Matteo ringalluzzito dal ritorno del Pd sotto i riflettori. «L’assist perfetto a Zingaretti», per permettere ai Dem di tornare al governo, l’ha confezionato proprio il fiorentino. Così racconta e, mentre al segretario spetta il compito di tessere le trattative col Movimento alla luce del sole, Renzi immagina, all’ombra, i nomi che vorrebbe nel nuovo esecutivo giallorosso. Non ne farà parte, ma si sente più che mai il protagonista.

Il centravanti

La punta di peso, quella in grado di far salire la squadra, dev’essere per Renzi una figura neutrale. Il sogno sarebbe dare la nove al magistrato ed ex presidente dell’Anac Raffaele Cantone. La riserva, sempre da pescare tra i giudici, la vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, che però non è nella lista degli svincolati: il magistrato ha detto di voler portare a termine il suo incarico alla Corte, che scade nel 2020.

La dieci di Salvini

La maglia, o meglio la fascia del capitano, Renzi sogna di darla a un professionista serio e che sia già molto conosciuto per il suo lavoro. Al ministero dell’Interno, per far sbiadire subito il ricordo del pugno duro di Salvini, Renzi vorrebbe piazzare il capo della polizia Franco Gabrielli. Di Maio potrebbe conservare la vicepresidenza del Consiglio e Zingaretti dovrebbe fargli da alter ego: al segretario del Pd l’onere e l’onore di subentrare a Salvini nell’altro ruolo che il leghista ricopriva. Sempre a Di Maio, Renzi farebbe conservare il ministero dello Sviluppo economico.

Squadra rivoluzionata

È a centrocampo che Matteo vedrebbe i maggiori stravolgimenti. Al posto di Toninelli al ministero delle Infrastrutture, Renzi vorrebbe far giocare il senatore Patuanelli. Alla giustizia, ripropone il nome del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri che già tentò di portare 5 anni fa nel suo governo, stoppato all’ultimo momento dal capo dello Stato di allora, Napolitano, che non voleva un magistrato inquirente a quel dicastero.

Silurato Tria al Tesoro, al suo posto l’economista vicino al Movimento Marcello Minenna. Infine, il portiere, quello che ha subito tutti gli attacchi, parandoli, dell’esperienza di governo Lega-M5S appena conclusasi, dovrebbe guadagnare il posto di commissario europeo: Giuseppe Conte, la cui popolarità è cresciuta a dismisura negli ultimi giorni, volerebbe a Bruxelles. Il mercato è ancora aperto e pare che i leader giallorossi vogliano prendersi ancora del tempo per osservarsi reciprocamente. Sotto la garanzia del presidente Mattarella.

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