“RAZIONALIZZARE NON SIGNIFICA MILITARIZZARE, LE BELLE PAROLE DEI GENERALI SONO INGANNEVOLI”

Riportiamo di seguito un messaggio pubblicato nel forum di Ficiesse (Associazione Finanzieri Cittadini  e Solidarietà) Il titolo del messaggio è del coordinatore Ficiesse, Giuseppe Fortuna.

Mi rendo conto che assumere decisioni sia difficile, soprattutto quando queste impattano su un ambito tanto delicato ed importante quale è quello della sicurezza del nostro amato Paese. Tuttavia è prerogativa della politica assumerle, è suo dovere morale intraprendere ogni cammino volto al rafforzamento democratico delle libere Istituzioni.

Esimio Presidente Renzi, Lei ha il timone del nostro Paese tra le sue mani, a Lei condurlo in porti sicuri, a Lei vederlo naufragare in grigie tempeste.

Ogni buon pater familias si propone il fine di risparmiare, razionalizzando. Rendendo cioè più razionali le scelte soprattutto con riferimento ai costi-benefici.

Il nostro paese ha bisogno di questo.

Razionalizzare non significa tuttavia “militarizzare” un Corpo ad ordinamento civile, nessuno lo vuole. Né i cittadini, né gli stessi Forestali. Forse lo vuole l’Arma in un’ottica di comprensibile espansione numerica e di prestigio, non valutando tuttavia l’obiettivo primario. Che è il bene del Paese.

Arroccarsi privilegi e funzioni fa bene al Comandante ma non fa bene ai cittadini, che giornalmente si confronteranno con “militari” condannati tali ope legis dall’oggi al domani.

No, Caro Presidente, questo non fa bene al nostro Paese che Lei ha l’onore (e l’onere) di governare.

Essere militare comporta una compressione dei diritti ed una dilatazione dei doveri. Ma soprattutto ha come naturale conseguenza l’assoggettamento al superiore gerarchico. Provi a leggere il recente codice deontologico della Guardia di Finanza e capirà quanto sia anacronistico nel 2016 essere militari …

Il militare non ha diritti se non quelli che gli vengono concessi. Alla base della militarità vi è la concessione da parte del superiore gerarchico lungo una catena di comando che riconduce al comandante generale un potere immenso.

Oltre quanto sia possibile immaginare. Ogni superiore valuta l’inferiore attraverso le note caratteristiche, attraverso le quali avvengono le promozioni, i trasferimenti e che in tal guisa condizionano la vita personale, professionale, lavorativa di ciascun militare.

E della sua Famiglia, dei suoi Figli, dei suoi Cari.

Non vi è in tale processo alcuna forma di democrazia, vi è solo ubbidienza ed in caso di disubbidienza punizione. Non vi è dialogo, non vi è confronto che non sia voluto e concesso dal superiore gerarchico. In spregio alle libertà sancite dalla nostra Costituzione. Il militare non ha diritti, se non quelli che siano ritenuti concedibili.

Eppure al militare è richiesto tanto, finanche il sacrificio della vita.

In caso di violazioni anche delle più banali norme relative alla sicurezza in una caserma, il militare altro non può fare che informare il proprio superiore gerarchico che decide se e quando sentire il richiedente.

La catena di comando è ferrea e ferreamente osservata. Tutto si consuma e si celebra al suo interno. La democrazia in tale processo non è contemplata. Quando non è invisa.

I rappresentanti dei militari sono dei militari anch’essi. E non aggiungo altro, per non offendere la sua intelligenza. Se vuole dei soldatini schiacciati dall’azione di comando della gerarchia militare proceda come sta facendo con la Forestale. Anzi non pensi nemmeno a smilitarizzare la Guardia di Finanza.

Proceda pure, ma pensi a quante verità vengono SEPOLTE lungo il susseguirsi di una catena di comando militare. Pensi a quale imbarbarimento morale ed umano possa portare tale impossibilità di esprimersi come uomo in quanto rilegato in una divisa con le stellette che significano “obbedienza”.

Che tristezza, Signor Presidente del Consiglio, tutto questo.

I militari sono un fiume silenzioso che scorre lungo le più svariate arterie del nostro Paese. Un fiume inaridito dall’autoreferenzialità e dall’incondizionata obbedienza agli ordini.

Non esistono “se” e “ma” ma solo “COMANDI … SIGNORSÌ

Auspico un cambiamento di rotta che veda il nostro Paese intraprendere direzioni di democrazia delle forze dell’ordine. Di tutte le forze dell’ordine, Carabinieri compresi. Non si lasci ingannare dalle belle parole dei generali. Pensi a quanti suicidi caratterizzano il comparto sicurezza con particolare riferimento alle forze ad ordinamento militare. Faccia una chiacchiera, informale e riservata, con Carabinieri e Finanzieri. Si renderà conto che la realtà è ben diversa da quella che ufficialmente le rappresentano.

Aiuti i militari a servire il nostro Paese da cittadini tra i cittadini.

Il resto è solo una tragica farsa.

 

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