Poliziotto ucciso a Napoli. Il questore alla vedova del poliziotto: “Dì ai tuoi figli che il papà è un eroe”

Oggi 8 maggio, alle ore 11, c’è stato l’ultimo saluto per Pasquale Apicella, l’agente scelto del commissariato di Secondigliano morto la notte del 27 aprile scorso a Napoli durante un inseguimento, quando l’Audi A6 di una banda di criminali in fuga si è schiantata contro la volante che il poliziotto stava guidando.

Il questore si rivolge ai familiari: “Giuliana, Nunzia, Gennaro, Antonella e Luisa”, la polizia di stato si stringe intorno a voi. Nulla vi riconsegnerà quello che avete perso ma non sarete mai soli e speriamo ci considerati come una seconda famiglia. Giro spesso per gli uffici ma non ho avuto modo di conoscere Lino. Dai racconti delle persone che gli hanno voluto bene ho saputo quanto fosse disponibile verso tutti, del suo passato di atleta e di quanto tenesse a fare poliziotto”.

Poi Giuliano ricorda una frase di Giovanni Falcone (“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”) che Lino si era fatto tatuare “tanta era la sua passione per i nostri valori”. Rivolgendosi ai genitori: “Cari Nunzia e Gennaro seppellire un figlio è una cosa contro natura e non c’è alcuna buona ragione per morire a 37 anni. Ma se vostro figlio questa mattina è avvolto nel tricolore è perché voi due avete fatto un buon lavoro. Gennaro lei mi ha raccontato che quando cercava di convincerlo a non rischiare troppo lui le rispondeva ‘tu pensa a fare le ceramiche, che a fare il guardio ci penso io’” .

Guardando la moglie di Lino abbracciata alla bara dall’inizio del rito funebre, Giuliano le dice: “Carissima Giuliana non esiste una parola che possa consolarti in questo momento. Purtroppo dovrai essere tu a spiegare ai vostri due figli perché hanno subito questa terribile ingiustizia. Ma quando saranno più grandi spiega che il loro papà era felice perché aveva una famiglia che amava, una divisa che adorava, una professione che desiderava. Dì loro che il papà sognava di contribuire a rendere il mondo un po’ migliore. Dì loro che sono figli di un eroe”.

Poi la chiusura: “Caro Lino non non faremo questo errore, non ti dimenticheremo e non lasceremo sola la tua famiglia”.

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