POLIZIOTTO NARCOTIZZATO E DERUBATO DA UNA DONNA CONOSCIUTA DOPO UN ARRESTO. ORA RISCHIA PROCESSO E CARRIERA

Guai a innamorarsi della ragazza sbagliata. E’ quanto accaduto nel 2017 a un poliziotto 28enne in servizio in tribunale e descritto in un articolo di Davide Petrizzelli per Torino Today. L’1 aprile era stato derubato dopo essere stato narcotizzato con un medicinale versato nel caffè e oggi, a marzo 2018, è anche formalmente indagato dalla procura per abbandono del posto di lavoro e interruzione di pubblico servizio.

L’incontro in cella di sicurezza

L’agente, che lavora al controllo dei monitor di sicurezza del palazzo di giustizia, aveva incontrato la ragazza, un’italiana di 29 anni, in una cella di sicurezza. Lei, dipendente di un negozio di abbigliamento, era stata arrestata per furto. I due si erano scambiati i numeri di telefono e avevano iniziato una relazione fatta di messaggi su Whatsapp.

“Vieni al bar?”: il malore, il furto e l’arresto

Il 1 aprile 2017 l’agente, mentre sta lavorando in tribunale, riceve un messaggio: “Vieni a prendere un caffè con me al bar?”. A scriverlo è proprio la ragazza, che si trova in un locale della vicina via Principi d’Acaja. Quando lui arriva i caffè sono già serviti. Dopo averlo bevuto lui ha un mancamento. Lui sviene. Arriva la polizia. L’uomo viene trovato senza lo smartphone, che lei ha portato via sfilandoglielo dalla tasca dei pantaloni durante le fasi dei soccorsi. E’ il titolare dell’esercizio a rivelare di averla vista aggiungere delle gocce al caffé. Le indagini riveleranno che si tratta del Sonirem, un potente ipnotico. Gli agenti della squadra mobile la fermano e trovano l’apparecchio nella borsetta: inevitabilmente per lei scatta l’arresto.

La ladra patteggia

All’inizio di febbraio 2018 la ladra ha patteggiato una pena di un anno e quattro mesi per il furto del telefono e la somministrazione delle gocce all’agente. L’avvocato Massimo Francioni, che l’ha difesa durante il procedimento giudiziario, sostiene che sia molto pentita e che avesse agito nell’ambito di un momento di difficoltà personale.

Il poliziotto è nei guai

Per il pubblico ministero Gianfranco Colace, che ha condotto le indagini sull’accaduto, il caso è però tutt’altro che chiuso. Il 1 aprile 2017 il poliziotto non avrebbe dovuto lasciare i monitor di sicurezza del palazzo di giustizia per andare a prendere quel caffè. Per questa ragione ora l’agente è iscritto nel registro degli indagati e rischia di dover affrontare un processo e anche pesanti conseguenze per la sua carriera professionale. La cotta per la donna sbagliata gli è costata carissima.

 

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