Pensioni d’oro in cambio di mazzette: 100 casi sospetti in Marina. Due sottufficiali accusati di corruzione

Manipolavano i database facendo risultare un imponibile totale il doppio di quello reale. Questa l’accusa, riportata da Il Corriere della Sera, nei confronti di un maresciallo in servizio della Marina Militare e un sottufficiale in congedo. I due, agli arresti domiciliari dallo scorso novembre, devono rispondere di corruzione. Secondo la procura avrebbero manomesso i database del reparto pensionistico della Marina facendo aumentare i compensi mensili che l’Inps avrebbe dovuto corrispondere ai loro colleghi una volta scattata la pensione. L’intervento però non era gratuito: per avere una pensione molto più alta di quella che gli sarebbe spettata, i colleghi dovevano pagare mazzette che andavano dal 7mila ai 10mila euro.

Su otto casi nel mirino dei finanzieri, la truffa all’Inps si aggirerebbe intorno ai 50mila euro. I casi su cui ora indagano i militari del Nucleo di polizia economico – finanziaria, però, sono oltre un centinaio. E le cifre sarebbero quindi molto più alte. I fatti, secondo quanto emerso dalle indagini, si sarebbero svolti tra il 2015 e il 2020. I due militari sotto accusa in quegli anni avrebbero avvicinato quei colleghi che erano prossimi alla pensione chiedendogli se volevano usufruire dei loro ‘servizi’ in cambio ovviamente di un lauto compenso. Per l’accusa, i due trasmettevano falsi documenti all’Inps, trasformando gli stipendi erogati in lire in stipendi pagati con l’euro, ma mantenendo la stessa cifra. In questo modo le pensioni aumentavano, così come la buona uscita. Per non farsi intercettare, in gergo definivano il pagamento delle mazzette ‘caffè’. Fino all’arresto, avvenuto a novembre dello scorso anno.

Dalle intercettazioni è emerso che la parte più difficile del lavoro era riscuotere il denaro.

«Mi ha fatto arrivare a Campagnano, in una zona deserta, con l’auto di servizio tutti mi guardavano», racconta il militare. E il collega: «Ti sei scordato che sono andato tre volte a Ladispoli, a Castel Madama». Ancora: «Lui non si muove perché deve seguire la figlia malata, cosa ci posso fare?». La replica: «Per carità di Dio, però quello lo abbiamo fatto tornare più volte con il pullman con la moglie con il tumore, te lo sei scordato?».

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