Partono gli incursori italiani per un’operazione antiterrorismo a lungo termine in Africa

Secondo fonti del Foglio, durante la seconda settimana di marzo un contingente di militari italiani partirà per il Sahel, in Africa, per unirsi come previsto da mesi all’operazione antiterrorismo Takuba. La Task Force Takuba è una missione internazionale guidata dai francesi per aiutare gli eserciti del Mali, del Niger e del Burkina Faso ad affrontare i guerriglieri islamisti che infestano la regione e che fanno capo ad al Qaida e allo Stato islamico.

Il Sahel è quella ampia fascia di territorio arido che attraversa molti stati africani a sud del deserto del Sahara e in questi anni ha visto un’espansione rapida dei gruppi terroristici che, al contrario di quello che è avvenuto in Siria e in Iraq, stanno guadagnando terreno. Un gruppo di militari incaricato della ricognizione sul campo è tornato da poco in Italia e adesso manca circa un mese alla partenza del contingente che, secondo i documenti del Senato risalenti al giugno scorso – quando si dibatteva il finanziamento delle missioni internazionali – prevede l’impiego di circa duecento uomini (quando sarà a pieno regime, quindi ne partiranno un po’ meno), di venti veicoli di terra e di otto velivoli. Per una questione di calendario, l’antiterrorismo in Africa potrebbe essere il primo impegno militare all’estero del governo di Mario Draghi. 

Il contingente sarà formato soprattutto dalle Forze speciali e a questo proposito sono molto interessanti le dichiarazioni del ministro della Difesa francese, Florence Parly, del 21 gennaio: “Qual è lo scopo della missione? La Task Force Takuba ha l’incarico di formare le unità del Mali: le addestra e le accompagna in combattimento sul campo. L’obiettivo è di renderle autonome”. Questo vuol dire che le forze della Takuba non si limiteranno ad addestrare  le truppe locali dentro le basi, ma andranno con loro in operazioni “outside the wire”, fuori dai reticolati delle basi. E quando saranno fuori dalle basi non ci saranno più distinzioni tra addestratori e addestrati – come già succedeva in Iraq e Afghanistan – e saranno tutti parte della stessa forza impegnata in un territorio ostile. Quell’area non è semplice: tra dicembre e gennaio sono morti cinque soldati francesi nel Mali, in imboscate della guerriglia. Il territorio da controllare è smisurato, le forze sono limitate, gli avversari sono fanatici che hanno giurato fedeltà e si sono integrati in parte nello Stato islamico (i loro comunicati di propaganda arrivano dai canali ufficiali del gruppo, assieme a quelli delle operazioni in Iraq, Siria, Afghanistan e altrove) e in parte dentro al Qaida.

Articolo di Daniele Raineri per il Foglio

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