PADOAN CONVOCA D’URGENZA IL COMANDANTE DELLA GUARDIA DI FINANZA: SERVONO MAGGIORI RISULTATI

(di Francesco De Dominicis) –  In mano, per ora, ha un pugno
di mosche. Mentre l’urgenza di trovare quattrini (a nove zeri) è sempre più
pressante. Soldi necessari a finanziare il programma del governo (servono 10
miliardi di euro per tagliare il cuneo fiscale) e per far fronte a eventuali
emergenze nelle finanze pubbliche (l’Europa ha rotto le uova nel paniere e la
correzione dei conti, tra i 5 e gli 8 miliardi, sarebbe dietro l’angolo).

Il
conto è facile: potrebbero servire fino a 18 miliardi. Spetta al ministro
dell’Economia dire come e dove trovarli. Quello di Pier Carlo Padoan è il
compito più ingrato e delicato. Ecco perché il nuovo inquilino di via Venti
Settembre in questi giorni sta battendo tutte le piste possibili pur di cercare
di capire in che modo reperire i fondi da utilizzare per accontentare il
premier, Matteo Renzi. «Col quale – ha assicurato il titolare dell’Economia in
un’in – tervista al Sole24Ore – non c’è dualismo: farebbe male al governo ».
Gli occhi del ministro sono
puntati fissi sulle tabelle per le coperture. Qualcosa potrà arrivare dalla
spending review di Carlo Cottarelli: subito 5 miliardi, mentre per avere di più
dalla lotta agli sprechi nel bilancio statale serve tempo. Secondo il ministro
«la revisione della spesa è complessa perché per essere strutturale deve
comportare anche una riforma dell’amministrazione e dei meccanismi di spesa».
Padoan scommette pure sul gettito derivante dal rientro dei capitali
dall’estero e, quanto alla sforbiciata al cuneo fiscale, sostiene che sia
meglio concentrarsi su una sola tassa piuttosto che distribuire le risorse tra
Irap (imprese) e Irpef (lavoratori). Quanto alle coperture, c’è anche l’idea di
utilizzare i fondi Ue 2014-2020proprio per coprire le misure su crescita e
lavoro, ipotesi sulla quale ieri sera è arrivato l’ok informale della
Commissione Ue. Sul tavolo, poi, sono spuntati anche non meglio precisati
interventi «una tantum» che, messi così, fanno pensare ad altre stangate
fiscali, magari quelle patrimoniali attorno alle quali stanno ragionando i
tecnici di palazzo Chigi, rimbalzando con stime tra tasse più alte sui bot (dal
12,5% al 20%) e incremento del bollo sui conti correnti (dal 2 per mille fino
al 3,5 per mille).

I conti non quadrano. E il
governo è in difficoltà. Forse proprio per questa ragione – e per rintracciare
altrove i fondi – ieri mattina il ministro ha convocato d’urgenza, nel suo
ufficio al Tesoro, il Comandante della Guardia di finanza. Una riunione
inattesa, quella tra Padoan e il generale Saverio Capolupo. Tant’è che la
segreteria del ministro ha impiegato non poco tempo a trovare lo spazio in
agenda, costringendo il numero uno delle Fiamme gialle a cancellare all’ultimo
minuto tre appuntamenti già fissati per la mattinata. La riunione al Tesoro è
andata avanti per oltre due ore, nell’arco delle quali Capolupo ha illustrato
l’attività della Gdf soprattutto nel contrasto all’evasione fiscale. Versante
dal quale Padoan vorrebbe ottenere di più per quanto riguarda gli incassi
finali. Il ministro probabilmente intende intensificare la lotta ai furbetti
delle tasse (la montagna da aggredire vale 140 miliardi), ma si è reso conto che
i mezzi a disposizione della Gdf sono scarsi, sia per l’organico sia in
relazione alle risorse economiche. In particolare, l’ex vicesegretario generale
Ocse avrebbe manifestato «sorpresa» di fronte al budget in mano a Capolupo per
mantenere il Corpo. Ragion per cui a via Venti Settembre, dopo il faccia a
faccia tra Padoan e Capolupo, non escludevano stanziamenti extra. Un fuori
programma che servirebbe per sguinzagliare più 007 delle Fiammegialle nella
caccia agli evasori. Magari una versione più aggressiva e capillare dei
controlli a tappeto eseguiti negli scorsi anni sia nelle grandi città (Roma,
Milano, Napoli) sia nelle località turistiche dei vip (Cortina, Portofino).
Blitz che tuttavia hanno assicurato poco gettito rispetto all’effetto
propaganda. Di qui la svolta (…)

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