UNIFICAZIONE FORZE DI POLIZIA: QUANDO LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA

È
diventato luogo comune parlare dei tagli alle Forze di Polizia. Riduzioni,
accorpamenti, soppressioni sono temi cui oggi si rivolge sempre più attenzione.
E più se ne parla, più strampalate sono le soluzioni che di volta in volta
vengono proposte.

Sembrerebbe
poi che dietro alla necessità di ridurre i costi delle Forze di Polizia ci
siano delle esplicite richieste da parte dell’Unione Europea, e – cosa ancor
più preoccupante – una sinistra politica di contenimento della spesa pubblica
attraverso la riduzione della sicurezza dei cittadini italiani
E ciò che accomuna
ogni provvedimento e ogni Disegno di Legge, finalizzati ad assicurare l’economicità, l’efficienza e la rispondenza
al pubblico interesse delle attività istituzionali
, è il fatto di
scontrarsi con la casta delle stellette,
pronta ad alzare la voce ogni volta che
sente i propri privilegi messi in discussione, e con quel trasversalismo
politico (di destra e di sinistra) teso a imbonirsi il condannato di turno pur
di racimolare qualche migliaio di voti.
Al di
là del colore politico del governo in carica, chi si trova nella delicata
posizione di affrontare il problema del contenimento della spesa pubblica
dovrebbe tener presente una distinzione fondamentale tra la componente, per
così dire, civile della Pubblica Amministrazione (nella quale rientrano i settori
dell’istruzione, della sanità, della giustizia e degli Enti periferici dello
Stato) e il comparto Sicurezza e Difesa, che comprende le Forze di Polizia. 
Per
quanto concerne il comparto Sicurezza e Difesa esiste, infatti, una specificità
riconosciuta dalla legge (cfr. Art. 19 L. 183/2010)
che, proprio perché
riconosciuta dalla legge, andrebbe tenuta presente, almeno dal Ministro per la Semplificazione e la
Pubblica Amministrazione, On. Marianna Madia, che sembra invece aggirarsi nella
più oscura confusione. 
Vorremmo allora suggerire alla Signora Ministro,
se veramente ha a cuore il Comparto Sicurezza e Difesa, di pensare a un
riordino che, se da un lato di sicuro non accontenterà tutti i 560 mila uomini
e donne in divisa, dall’altro avrà il merito di far risparmiare allo Stato somme
cospicue e di garantire al contempo una maggior efficienza del servizio di
sicurezza
, attraverso l’eliminazione di tutte le sovrapposizioni e l’accorpamento
delle medesime specializzazioni. 
Si potrebbe, per esempio, lasciare all’Arma
dei Carabinieri i suoi Reparti Operativi e quelli di Rappresentanza sotto però
il Ministero degli Interni e accorpare alla Polizia di Stato tutto quello che
gli altri Corpi compreso i Carabinieri hanno in comune. Si potrebbe poi pensare
di unificare tutti i Corpi che oggi operano in mare in un unico Corpo di
Polizia Marittima e/o Guardia Costiera. Infine, si potrebbe pure considerare la
possibilità di affidare al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco l’eccezionalità
della gestione della Protezione civile. Si tratta solo di alcuni spunti per una
riforma seria e organica del Comparto Sicurezza e Difesa. Spunti molto
semplici, che potrebbero rappresentare un buon compromesso tra l’esigenza di
contenere i costi e di garantire il servizio di sicurezza ai cittadini
italiani, ma che avrebbero la grave colpa di ledere pesantemente gli interessi
dei vertici delle varie Forze di Polizia e Forze Armate.