Ogni volta che un uomo in divisa utilizza le armi per difendersi è facile che finisca nei guai

In difesa del carabiniere e di chi porta la divisa. Risponde il condirettore del Carlino, Beppe Boni.

Il carabiniere investito vicino Imola da un delinquente in fuga ha preferito rischiare la vita, è ancora in gravissime condizioni, piuttosto che sparare al delinquente che gli veniva addosso con l’auto, questo è lo stato d’animo delle forze dell’ordine che hanno paura di finire nei guai se fanno uso assolutamente legittimo delle armi in dotazione, questo grazie ad alcuni magistrati, che non esisterebbero a mandarli sotto processo, ai quali auguro di subire un atto di violenza: vediamo se porgeranno l’altra guancia.

Niccolò Rocco di Torrepadula, Bologna

Risponde il condirettore del Carlino, Beppe Boni

Cominciamo col dire che i quattro delinquenti che hanno travolto il carabiniere non sono ancora stati presi. C’è una grande caccia all’uomo in corso perché i colleghi del ferito non hanno nessuna intenzione di farla passare liscia a questi criminali. Con i tempi che corrono c’è da sperare che non venga incriminato il militare per ostruzione del traffico… A parte questa provocazione è vero che l’uso delle armi è delicato, ma c’è anche un’ altra realtà: ogni volta che un uomo in divisa utilizza le armi per difendersi è facile che finisca nei guai. E’ una pericolosa tendenza del meccanismo giudiziario italiano che più volte ha messo in evidenza questa anomalia. Nessuno giustifica eccessi come quella polizia americana che ha il grilletto facile, ma è sbagliato mettere le forze dell’ordine in una condizione psicologica che quasi impone loro di chiedere permesso prima di utilizzare le armi, mentre i delinquenti sparano o usano l’auto per uccidere. Come è successo a Imola.

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