“NOI, CARABINIERI SOTTOVALUTATI”. MA IL TAR BOCCIA IL LORO RICORSO

(di Sarah Martinenghi) – Uno non è stato granché bravo, “può migliorare”, ma deve impegnarsi. L’altro ha riportato un giudizio “superiore alla media”, ma non più “eccellente”. Se è vero che nella vita gli esami non finiscono mai, il principio vale anche sul lavoro. Ma non sono piaciute a due carabinieri le “pagelle” prese in servizio, e hanno fatto ricorso al Tar. Che nei giorni scorsi si è espresso con due sentenze distinte.
Non è andata bene a nessuno dei due: i giudici hanno infatti respinto le loro domande, infondate, perché, scrivono i giudici “l’autorità militare nell’esprimere le proprie valutazioni sul personale dipendente, gode di una larga autonomia di espressione connaturata da ampia discrezionalità “. Entrambi quindi dovranno impegnarsi di più, se vorranno ottenere risultati migliori.

Nel primo caso il giudizio in effetti era stato un po’ impietoso, vista la qualifica finale di “inferiore alla media” che aveva ricevuto il carabiniere, così motivata: “nonostante i richiami e le sollecitazioni a migliorare sotto il profilo della preparazione e dell’impegno, ha ancora bisogno di controllo e stimoli, ottenendo nel complesso livelli di rendimento non sempre adeguati”. “Impegno discontinuo “, “modesto entusiasmo “, “ha svolto i compiti assegnati con superficialità”: questo il giudizio dei capi, che chiudeva con una valutazione del rendimento “non rispondente alle aspettative legate a grado e all’anzianità” E un laconico “Può migliorare”. Il carabiniere motivava il ricorso spiegando di aver invece sempre svolto le mansioni “con estrema diligenza “. Ma per i giudici del Tar non è bastato, e hanno giudicato congrua la sua “pagella”.

Era invece decisamente valido il giudizio su un appuntato scelto dei carabinieri che lamentava però di non aver preso il solito “eccellente” che si aspettava. Nell’Arma dall’inizio degli anni ’80, si è sempre distinto “per l’alto impegno e la grande dedizione al lavoro”, scrivono i giudici, e in quasi 30 anni di servizio “è stato sempre assegnato a operazioni che richiedevano alta professionalità “. Per questo puntava ad avere ancora il massimo dei voti. Secondo il carabiniere l’abbassamento della sua valutazione non era motivata da fatti oggettivi, ma dalla scelta di partire per una missione in Sud America che gli aveva determinato una assenza per licenza di tre mesi. Nella sua scheda veniva valutato “dotato di buone qualità complessive”, ma con “un rendimento altalenante non equiparabile a quello precedente, mostrando una minor predisposizione all’aggiornamento professionale e alla collaborazione di gruppo”.

Anche nel suo caso, per i giudici, il ricorso è infondato. Sono ragionevoli quei “margini di miglioramento”, se proprio vuole tornare a essere uno dei migliori.

Repubblica.it

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