NEI PANNI DEL MARCHESE DEL GRILLO ANCHE QUALCHE GENERALE. ECCO LA RISPOSTA DELLA DIFESA

(di Luca Marco Comellini) – “Mi dispiace ma io sono io e voi non siete un cazzo!”. La celebre frase recitata dall’indimenticabile Alberto Sordi nel film “il Marchese del Grillo” è la citazione sempre più azzeccata per indicare l’Italia delle caste e delle mille poltrone. L’italietta dei furbetti e quella dei cerchi e dei gigli magici, il paese dei travet buoni per ogni stagione e dei mega dirigenti di fantozziana memoria. L’Italia dove c’è sempre qualcuno che riesce a rimanere incollato al suo posto, anche a dispetto di quella legge sulla riforma della Pubblica amministrazione che fin dall’inizio del suo mandato il Premier Renzi aveva posto in cima alle priorità del Governo per dare avvio a tutta quella serie di innovazioni che, secondo lui, dalla sua ascesa al potere in avanti, avrebbero dovuto cambiare il Paese ma, ora è chiaro, senza toccare le caste.

Nei panni del “Marchese”, ci sono finiti politici e faccendieri, più o meno noti e non è raro che ci finisca anche qualche generale. È questo quanto emerge dalla risposta che lo scorso 26 ottobre la ministra della difesa Roberta Pinotti ha voluto dare all’interrogazione della deputata Tatiana Basilio (M5S) colpevole di averle chiesto lumi sulle ragioni che hanno portato il Presidente del Consiglio dei ministri, Renzi, ad avallare il richiamo in servizio di un alto ufficiale dell’Esercito, il generale di divisione Paolo Gerometta, che il 7 settembre aveva raggiunto il limite di età per il collocamento in congedo e quindi per censurare anche la permanenza dello stesso ufficiale sulla poltrona di presidente del Cocer (quella specie di simulacro di sindacato dei militari diretto, organizzato, guidato e spesato per oltre 4.2 milioni di euro ogni anno, dall’amministrazione militare guidata dalla Ministra Pinotti), su cui siede dal luglio del 2012.

Per cercare di contrastare l’evidente indignazione che la parlamentare pentastellata ha manifestato con la sua interrogazione la Ministra della difesa ha chiamato in causa anche il Presidente della Repubblica. Infatti, per giustificare l’infelice scelta di aver richiamato in servizio un generale di fatto in pensione (l’Ausiliaria è una delle posizioni del congedo) e quindi dare un sostegno credibile alla discutibile azione avallata dal Premier e da tutto il Consiglio dei ministri, ha affermato che «con decreto del Presidente della Repubblica del 4 ottobre u.s., l’Ufficiale in argomento è stato mantenuto in servizio e confermato nell’incarico di Direttore Generale per il personale militare fino al 30 giugno 2017». Poi, con riferimento al quesito relativo al mantenimento del generale anche sulla poltrona di Presidente del Cocer, la ministra si spinge oltre, fino a dichiarare convintamente che proprio «Per effetto del citato provvedimento, non si è determinata alcuna interruzione della continuità del servizio dell’Ufficiale e, pertanto, non ricorrono le condizioni previste dalla norma per la cessazione del mandato di delegato COCER attualmente ricoperto dall’interessato.». Una risposta che ha immediatamente ricevuto le critiche della deputata grillina ma anche di gran parte degli addetti ai lavori in quel di via XX settembre, sede del Ministero della Difesa, e certamente l’evidente scarico delle responsabilità sulle spalle del Presidente Mattarella non deve essere piaciuto nemmeno negli ambienti del Quirinale.

La notizia del richiamo in servizio di Paolo Gerometta ha suscitato perplessità tra i militari e sono stati molti quelli che si sono domandati se la situazione delle forze armate sia veramente così tragica fino al punto di non riuscire neanche a trovare un altro ufficiale con il grado di generale di corpo d’armata o di divisione, tra i 129 attualmente in servizio, che sia in grado di sostituire il neo pensionato lasciato alla guida della Direzione generale per il personale militare e del Cocer. Senza contare il fatto che già in passato c’è stato chi, in Parlamento, aveva puntato i riflettori sull’inopportunità di accentrare i due incarichi nelle mani della stessa persona nella considerazione che con il primo incarico – quello di Direttore generale – l’alto ufficiale è delegato ad assumere alcune delle fondamentali decisioni in materia di stato giuridico, avanzamento, disciplina e trattamento economico e contemporaneamente, con l’altro è a capo di quel simulacro di sindacato, chiamato Cocer, che dovrebbe occuparsi di tutelare gli interessi dei militari nelle stesse materie.

La decisione di richiamare in servizio un generale ormai in pensione va chiaramente nella direzione completamente opposta a quella di rinnovamento della pubblica amministrazione tanto cara al Premier che, in tale modo, sembra essere sempre più vittima della sua annuncite, in questo caso dei generali. Così, se da un lato la legge Madia che stabilisce il divieto espresso del mantenimento in servizio dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con l’eccezione dei magistrati che ricoprono funzioni apicali, direttive superiori o direttive presso la Suprema Corte di cassazione e la Procura Generale, che non hanno compiuto il settantaduesimo anno di età alla data del 31 dicembre 2016 e che debbano essere collocati a riposo nel periodo compreso fra la medesima data del 31 dicembre 2016 e il 30 dicembre 2017, il cui limite è fissato ora al 31 dicembre 2017, dall’altro il codice dell’ordinamento militare ancora prevede la possibilità di richiamare in servizio il personale in congedo, senza limiti di tempo.

Per quanto riguarda invece la posizione come presidente del Cocer saldamente mantenuta dal generale Gerometta, occorre fare riferimento a quelle norme del codice dell’ordinamento militare che prevedono espressamente che il collocamento in “ausiliaria” possa avvenire soltanto a seguito della cessazione dal servizio, per il raggiungimento del limite di età previsto per il grado rivestito o a domanda. Nel decreto firmato dal Presidente Mattarella, a cui fa riferimento la ministra Pinotti per giustificare il mantenimento della poltrona da “cocerista” da parte del generale Gerometta, si legge chiaramente che lo stesso è in “ausiliaria”. Tuttavia la Pinotti s’è ben guardata dall’utilizzare questa parola (ausiliaria) nella formulazione della sua risposta, forse nella convinzione che tale dimenticanza potesse in qualche modo confondere la parlamentare pentastellata.

Evidentemente alla ministra è sfuggito che proprio il regolamento di attuazione del codice dell’ordinamento militare che ha così spavaldamente citato nella sua risposta data alla deputata del Movimento cinque stelle, Tatiana Basilio, stabilisce che «Il militare eletto quale rappresentante cessa anticipatamente dal mandato (…) per una delle seguenti cause: a) cessazione dal servizio …».

Secondo alcuni autorevoli esponenti del mondo militare è molto probabile che la decisione della Pinotti di tenere il generale Gerometta anche sulla poltrona di presidente del Cocer trovi la giustificazione nella necessità dei vertici della difesa, ma soprattutto del Governo, di non lasciare la guida dell’organismo di rappresentanza nelle mani del generale della Guardia di Finanza Bruno Bartoloni che in passato, in più di una occasione, ha espresso severe e puntuali osservazioni, anche critiche, verso le scelte fatte dall’esecutivo nei confronti del personale dei Comparti Sicurezza e Difesa.

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