Morte del carabiniere Palestra, la rabbia di Capitano Ultimo: «Disprezzo chi non l’ha protetto»

Parole durissime, quelle di Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo. Frasi che esprimono dolore e rabbia. «Il coronavirus uccide Raffaele Palestra, luogotenente carabinieri Nucleo Investigativo Salerno. Sulla strada il Popolo Lo Onora. Disprezzo per chi non è riuscito a proteggerlo. Lui combatte, Lui vive». Questo il tweet.

 

Capitano Ultimo ricorda Raffaele Palestra

A volare in cielo nella serata del 3 aprile, ucciso dal nemico invisibile al Vecchio Poloclinico di Napoli, è stato il carabiniere Raffaele Palestra. Aveva  51 anni ed è morto per le complicanze di una polmonite. Era ricoverato dal 17 marzo dopo essere risultato positivo al Covid-19. Viveva a Cava de’ Tirreni, comune della provincia di Salerno. Come riportano le cronache dei giornali locali, Palestra si era arruolato nell’Arma nel 1987. Da pochi mesi era arrivato al Nucleo Investigativo di Salerno, dopo una carriera svolta anche a Firenze e Caserta.

Il cordoglio del comandante generale dell’Arma

Grande il dolore espresso da Capitano Ultimo per il 51enne. Il carabiniere aveva prestato servizio anche presso la stazione di Agnone e presso la locale Aliquota Radiomobile. «Il comandante generale e tutta l’Arma – si legge in una nota – si stringono compatti intorno alla famiglia, alla moglie e in particolare ai due figli, che ne piangono la perdita. Una vita dedicata al dovere, all’istituzione e soprattutto ai cittadini e alle comunità su cui era chiamato a vigilare, finché questa notte il virus lo ha portato via».

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Capitano Ultimo dalla parte del sindaco di Messina

Alcuni giorni fa Capitano Ultimo si era schierato con Cateno De Luca, il sindaco di Messina che aveva attaccato ferocemente contro il governo. «Quello che per voi è un premio, per noi è una punizione», le sue parole. «E quello che per voi è una punizione per noi è un grande onore. Il vilipendio lo fa solo il coronavirus, il nemico è solo il coronavirus, non il sindaco Cateno De Luca».

Redazione articolo a cura di Gianluca Corrente per il Secolo d’Italia

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