MILITARI E FORZE DI POLIZIA NON HANNO LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE, COSA SI ASPETTA?

 Da una parte li elogiamo quando ne celebriamo i loro sacrifici nel difendere i cittadini, applaudiamo il coraggio dei pompieri quando compiono salvataggi eroici, ma non si tollera che in conseguenza di ciò abbiamo delle tutele previdenziali differenti. Pochi riflettono che i più bassi limiti di età per il pensionamento sono forse dovuti al diverso stile di vita fra un impiegato ed un poliziotto. Non si può essere Rambo a 70 anni!

Alla Cassa Trattamenti Pensionistici dello Stato (CTPS)  sono iscritti i ministeriali, i dipendenti della scuola, dell’università e le forze armate per un totale di 1.581.000 dipendenti. Gli iscritti al Comparto difesa, sicurezza e
soccorso pubblico
(Vigili del Fuoco, Corpi di Polizia, Forze Armate, Carriera Prefettizia, Carriera Penitenziaria, Corpo Forestale) sono circa 536.000, poiché la gestione  della Cassa statali è unitaria,  non è possibile avere nessun dato sulla situazione economica e patrimoniale riferito solo alle FFAA. In conseguenza della tipologia del lavoro, le norme hanno una caratteristica propria. I lavoratori del comparto sicurezza ancora oggi, hanno la pensione di vecchiaia con limiti di età inferiori. In particolare;  l’età massima per la permanenza in servizio è ricompresa tra i 61 anni e tre mesi e i 66 anni e tre mesi. A tutt’oggi non è stato emanato il regolamento  di armonizzazione, non è stata regolamentata la previdenza complementare, nonostante  vari ricorsi e addirittura la nomina di un “commissario ad acta”, ad oggi quindi questo personale non ha ancora un proprio fondo di categoria di previdenza complementare, per cui tutte le riduzioni operate dal 2011 in poi neppure teoricamente possono essere compensate da una quota di pensione integrativa come invece la legge prevede per tutti gli altri lavoratori, sia dipendenti che autonomi.

Incontri informali ci sono stati con il fondo pensione Perseo Sirio, che finora hanno registrato solo delle disponibilità da parte di Perseo Sirio, ma è ovvio che senza un’intesa politica, senza una decisione del governo e dell’Aran, gli appartenenti delle FFAA rimarranno da una parte additati come pensionati di lusso e dall’altra, ancora
per un pezzo senza la possibilità di un recupero pensionistico complementare.

Ora bisogna provvedere ad estendere la previdenza complementare al Comparto Sicurezza, Carabinieri, Forze Armate, Polizia, gli unici a cui manca a tutt’oggi questa possibilità. Risulta che all’Aran sono in corso dei contatti per risolvere il problema, il principale  è se istituire un nuovo fondo specifico o trovare altre soluzioni.

Il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 all’articolo 24, comma 18, ha previsto di adottare per le Forze Armate, «con regolamento da emanare entro il 30 giugno 2012», «le relative misure di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, tenendo conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei settori di attività nonchè dei rispettivi ordinamenti»le modalità di trasformazione della buonuscita in trattamento di fine rapporto, le voci retributive utili e la quota da destinare a previdenza complementare.

Finora non c’è stato nessun accordo per definire le modalità di finanziamento della previdenza complementare e lo stesso Tfr necessario per il finanziamento della previdenza complementare, al momento non esiste per queste categorie.

Tratto dall’elaborazione di Camillo Linguella per Previdenza Complementare.Finanza

 

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