MILITARI DELL’ESERCITO IN MISSIONE CON LA LIBERATORIA, STATO MAGGIORE: “INIZIATIVA IMPROPRIA DEL COMANDO DI BRIGATA”

Il militare, per essere impiegato all’estero (in questo caso in Libano) deve sollevaredalle responsabilità il suo Comandante e, per far questo, è costretto a firmare una liberatoria ed impegnarsi a non agire in termini giudiziari nei confronti dell’Amministrazione nel caso dovesse ammalarsi. Questo è quanto riportato i in un articolo a cura di Antonio De Marchi de “Il Fatto Quotidiano” del 18 ottobre.

“Il sottoscritto eccetera eccetera dichiara di essere pienamente consapevole dei rischi ambientali e alimentari eccetera eccetera e intende esonerare e sollevare da ogni responsabilità civile e penale, anche oggettiva l’Amministrazione militare”. Ai soldati della Brigata bersaglieri “Garibaldi”, che presto andranno in Libano, nei giorni scorsi è stato chiesto di firmare questa dichiarazione. Una assunzione di responsabilità del singolo militare, e uno scarico preventivo per qualsiasi infortunio, malattia o accidente non direttamente imputabili ad eventuali azioni belliche vere e proprie. Insomma se ti sparano puoi lamentarti, altrimenti sono affari tuoi. Anzi, dice un militare che è stato più volte all’estero senza mai dover firmare un documento del genere, “c’è anche il rischio che ti facciano un procedimento disciplinare o peggio”. Il cavillo sta in due passaggi della dichiarazione: “Pienamente consapevole dei rischi” e “per aver tenuto un comportamento contrario alla normativa vigente”.

Immediata la risposta dello Stato Maggiore: “In merito all’articolo pubblicato questa mattina su Il Fatto Quotidiano, relativo ad una dichiarazione liberatoria fatta firmare ai soldati della Brigata Garibaldi a premessa del loro impiego nel Teatro Operativo , si precisa che si tratta di un’iniziativa impropria in quanto né lo Stato Maggiore dell’Esercito né altri Comandi hanno mai dato disposizioni in tal senso”. “Non esiste infatti alcun precedente riconducibile a questa casistica in quanto tale atto non rientra nelle direttive di approntamento emanate dallo Stato Maggiore dell’Esercito. Si tratta di un errore interpretativo a cui si è posto rimedio dando immediatamente l’ordine di cessare la distribuzione del ‘documento’ al personale, e di ritirare quelli eventualmente già compilati e sottoscritti”. Peraltro i militari in missione sono edotti sia durante la fase di approntamento (a cura del reparto interessato) sia nella fase di “in processing” all’atto dell’arrivo in Teatro Operativo (a cura di personale del contingente) delle precauzioni e dei comportamenti da adottare in missione”. La Forza Armata, oltre ad avviare il necessario approfondimento d’indagine interno, sta procedendo “alla valutazione/adozione dei necessari provvedimenti nei confronti del personale responsabile.