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Militari “messi a disposizione” di privati: nei guai un maresciallo dell’Esercito per danno erariale oltre 100mila euro

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Invito a dedurre notificato dalla Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza ha notificato un invito a dedurre, emesso dalla Procura regionale della Corte dei conti di Bolzano, nei confronti di un maresciallo dell’Esercito italiano, all’epoca dei fatti comandante di una base logistica addestrativa di Corvara, in Val Badia.

Secondo l’inchiesta contabile, il militare avrebbe posto in essere plurime condotte antigiuridiche, caratterizzate da abuso della posizione di comando e ritenute produttive, a titolo di dolo, di un danno erariale complessivo superiore a 100.000 euro in pregiudizio dell’Esercito italiano.

La contestazione: abuso del comando e gestione privatistica della base

Al centro degli accertamenti c’è quella che gli inquirenti definiscono una “gestione privatistica della base e del personale”. Il maresciallo, secondo gli elementi di accusa, avrebbe abusato della propria posizione gerarchica, imponendo la propria volontà sui militari a lui sottoposti.

Per assicurarsi l’obbedienza del personale, avrebbe inoltre millantato influenti conoscenze e prospettato ai subordinati la minaccia di trasferimento nel caso in cui non avessero eseguito gli ordini impartiti.

Un quadro che, secondo la Procura regionale della Corte dei conti, avrebbe travalicato i limiti della funzione di comando, piegando uomini e risorse pubbliche a logiche estranee ai compiti istituzionali.

Militari distolti dai compiti istituzionali e usati come controprestazione

Uno degli aspetti più gravi emersi dall’inchiesta riguarda l’impiego del personale militare. Secondo l’accusa, a titolo di controprestazione, il comandante avrebbe messo “a disposizione” dei soggetti privati i propri militari, distogliendoli dai rispettivi compiti istituzionali.

In sostanza, il personale in servizio nella base sarebbe stato utilizzato nell’ambito di rapporti con privati, non per esigenze dell’Esercito, ma come parte di un sistema di favori. Una condotta che, nell’impostazione accusatoria, avrebbe contribuito a generare il danno erariale contestato.

Il presunto sistema di scambio di favori con imprenditori locali

Le indagini hanno ricostruito un articolato e rodato sistema di “scambio di favori” tra il comandante e alcuni imprenditori locali compiacenti.

Secondo gli elementi raccolti, il maresciallo avrebbe pilotato procedure di affidamento a favore di questi soggetti privati. Nella sua qualità di direttore dell’esecuzione contrattuale dei lavori, avrebbe inoltre attestato falsamente la regolare esecuzione di lavori e servizi.

Prestazioni che, secondo l’accusa, sarebbero state realizzate solo in parte o mai eseguite dalle imprese aggiudicatarie. Le attestazioni avrebbero quindi contribuito al pagamento di fatture indebite, con un pregiudizio economico per l’amministrazione militare.

Contratti di permuta e vantaggi personali

La Procura contabile contesta al maresciallo anche un ricorso improprio, distorto e strumentale a contratti di permuta, stipulati con soggetti privati.

Attraverso questo meccanismo, il militare avrebbe maturato crediti presso diversi esercizi commerciali, poi utilizzati per finalità personali. Tra le spese indicate figurano l’acquisto di costose attrezzature sportive, beni destinati al proprio godimento, lavori di manutenzione sui propri veicoli e il pagamento di una cena in un rinomato hotel della zona.

Danno erariale superiore a 100mila euro

Il danno contestato supera complessivamente i 100.000 euro. Secondo la Procura regionale della Corte dei conti di Bolzano, le condotte attribuite al maresciallo avrebbero inciso direttamente sulle risorse dell’Esercito italiano, tra fatture ritenute indebite, affidamenti pilotati e impiego distorto del personale militare.

L’invito a dedurre rappresenta l’atto con cui la Procura contabile contesta formalmente gli addebiti e consente al destinatario di presentare le proprie deduzioni difensive prima di eventuali ulteriori iniziative davanti alla Corte dei conti.

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