La Libia blocca il rientro dei militari italiani, piani di volo annullati. “Quando potranno tornare a casa?

Il cambio è previsto per gennaio 2022 ma attualmente la macchina della burocrazia opera con una lentezza disarmante, con ogni probabilità per volontà libica.

“Si, siamo ricattatici scrive la compagna di un nostro militare in Libia – da una nazione alla quale l’Italia dovrebbe dare supporto su più fronti ma questo non avviene. Non a caso la missione si chiama Missione Bilaterale di Assistenza e Supporto in Libia ma l’assistenza non è affatto bilaterale.”

La missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia «MIASIT» dovrebbe perseguire lo scopo di incrementare le capacità delle istituzioni locali mediante supporto sanitario e umanitario, security force assistance e stability policing ed agevolando attività di formazione/addestramento, sia in Italia, sia in Libia e fornire assistenza e supporto sanitario, garantendo anche la possibilità di trasferire in Italia i pazienti che dovessero richiedere cure altamente specialistiche, condurre attività di sostegno a carattere umanitario e a fini di prevenzione sanitaria attraverso corsi di aggiornamento a favore di team libici, fornire attività di formazione, addestramento, consulenza, assistenza, supporto e mentoring a favore delle forze di sicurezza e delle istituzioni governative libiche, in Italia e in Libia, al fine di incrementarne le capacità complessive.

“All’ospedale da campo di Misuratacontinua il nostro lettore – sono stanziati circa 250 militari di cui un centinaio forniscono la cosiddetta cornice di sicurezza e il restante personale è diviso tra assetti tecnici specializzati ed assetti sanitari costituiti da infermieri e medici. Come possono una manciata di medici militari sopperire alle innumerevoli richieste di assistenza sanitaria della popolazione locale? Perché ci sono più militari che medici? Perché non comprare in loco qualsiasi tipo di prodotto, anche alimentare, ma viene importato dall’Italia? È quanto è emerso dall’irruzione che venne effettuata nel mese di settembre da parte di alcune autorità locali che hanno evidenziato quanto scritto sopra e che hanno pubblicano su Facebook solo ora per propaganda politica (ecco il link https://www.facebook.com/114427073625669/posts/446435980424775/?d=n)

È chiaro – continua il nostro lettore – che non c’è collaborazione da parte italiana e di conseguenza le autorità libiche creano ostruzionismo nei confronti del nostro contingente in ogni modo possibile.”

Quanto sottolineato dal nostro lettore trova riscontro in un interrogazione parlamentare del senatore Pietro Giacomo La Pietra (FDI), nella quale sottolinea:

risulterebbe essere stato bloccato per molto tempo nel porto di Misurata il macchinario per la produzione di ossigeno necessario per il corretto ed efficiente uso funzionale delle sale operatorie dell’ospedale da campo di Misurata e a tutt’oggi risulterebbe comunque non utilizzato;

ancora, non risulterebbe nessuna attività di mentoring, tranne pochi elementi a Tripoli, ma con attività minimali;

si sarebbero inoltre verificati più volte blocchi, da parte delle autorità doganali libiche, del materiale di approvvigionamento destinato al contingente militare italiano, creando notevoli disagi;

durante le missioni esterne dei medici italiani risulterebbe che i militari di scorta non possono né vestire la divisa italiana, né tantomeno portare armi con sé, il che di fatto trasforma la scorta in una sorta di accompagnatori;

risulterebbe, altresì, che le autorità libiche sarebbero entrate nell’armeria del contingente italiano, fotografando e filmando tutto per poi diffonderne le immagini tramite canali social, mettendo in serio rischio la sicurezza dei nostri militari;

è inoltre noto come il contingente attuale abbia dato il cambio al precedente con oltre tre mesi di ritardo a causa della mancanza dei visti da parte delle autorità libiche, mentre attualmente sembrerebbe che le prefissate partenze per il rientro in Patria dell’attuale contingente, programmato per il mese di gennaio 2022 stia subendo ulteriori ritardi in quanto i piani di volo del 5 e 11 gennaio sono stati annullati.

“I nostri militari – conclude il nostro lettore – sono ostaggi di una nazione che vorrebbe sicuramente una partecipazione più attiva da parte nostra. Il ricatto libico dei visti che torna a ripetersi, è uno dei tanti modi per far capire ai nostri politici e ai nostri vertici militari che in questo modo siamo inutili e quindi di troppo per loro ma in tutto ciò chi và a rimetterci sono i nostri militari, lontani dalle proprie famiglie e dai propri figli con l’incognita di quando mai potranno tornare a casa.”

Il senatore La Pietra ha concluso l’interrogazione chiedendo al Ministro della Difesa quali azioni intenda intraprendere nei confronti delle autorità libiche per la salvaguardia dell’immagine della dignità delle nostre Forze Armate, della loro sicurezza, sottoposte ad umiliazioni che minano la dignità e il morale dei nostri soldati, nonché per il raggiungimento degli obiettivi della missione.

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