L’ARMA AVVERTE: SE ADERITE ALL’ASSOCIAZIONE DEGLI EX FORESTALI VIOLATE IL REGOLAMENTO

(AGENPARL) (di Luca Comellini) – 24 nov 2017 – Se aderite all’associazione Unforced o svolgete attività in suo favore siete passibili di sanzione disciplinare. É questa la sintesi del contenuto di una recente disposizione a firma del Sottocapo di stato maggiore, generale di divisione Enzo Bernardini,  indirizzata a tutto il personale della Benemerita dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, SM – Ufficio Legislazione, che Agenparl è in grado di pubblicare.

Il 7 febbraio scorso, l’“Unione Forestali Carabinieri e Diritti – UNFORCED”, l’associazione degli ex appartenenti al Corpo forestale dello Stato, costituita il 23 dicembre 2016, ha inoltrato al Ministero della Difesa una richiesta per essere autorizzata a svolgere e a pubblicizzare la sua attività culturale nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri. Nonostante la domanda avanzata dal presidente dell’Associazione Unforced, Danilo Scipio, ex appartenente al disciolto Corpo forestale dello Stato, sia estremamente chiara e dettagliata, questa viene interpretata dal Comando Generale dell’Arma come una istanza volta ad ottenere dalla ministra della difesa, Roberta Pinotti, il permesso di potersi costituire e quindi viene respinta perché l’associazione è tacciata di voler svolgere imprecisate funzioni sindacali che ai militari sono precluse dal Codice dell’Ordinamento militare. In altre parole, nell’Arma dei Carabinieri c’è un folto gruppo di militarizzati ope legis, costretti ad indossare le stellette per colpa del governo Renzi prima e di quello Gentiloni poi, che loro malgrado non solo hanno subito tutte le restrizioni derivanti dal cambiamento di status, da civile a militare, perdendo quindi anche la libertà di associarsi (libertà prevista e tutelata dall’art 18 Cost.) ma addirittura ora sono minacciati di pesanti sanzioni che in teoria potrebbero privarli della libertà.

A detta di molti il primo gennaio 2017, per effetto della riforma della pubblica amministrazione voluta e iniziata dal Governo Renzi con la legge Madia si è compiuta la più imponente operazione di devastazione di una pubblica amministrazione: la soppressione del Corpo forestale dello Stato. Sempre a detta di molti e illustri commentatori, giornalisti, parlamentari, sindacalisti e comuni cittadini, il personale del Corpo è stato fatto transitare nell’Arma dei carabinieri e in altre amministrazioni nel peggiore dei modi, un’operazione di deportazione di massa di una intera categoria di lavoratori che è stata attuata contro ogni buon senso, con metodi e regole già tacciati di illegittimità e che, ora, attendono il giudizio della Corte costituzionale. Riguardo all’ambiente gli effetti drammatici derivanti dalla soppressione del Corpo e dallo spacchettamento delle sue funzioni hanno riempito pagine e pagine di cronaca e degli atti parlamentari che ancora attendono le doverose risposte. Dal primo gennaio scorso il personale dell’ex Corpo forestale costretto nell’Arma dei carabinieri (o nel Corpo della guardia di finanza), a causa della mutazione dello status giuridico, da civile a militare, è stato privato dei fondamentali diritti costituzionali di cui poteva godere, al pari di tutti gli altri cittadini e lavoratori: libertà di espressione, di associazione, diritto sciopero. Col passaggio nell’Arma questi diritti sono stati immediatamente cancellati, subordinati a leggi e interpretazioni di comodo, circolari e finanche alle note scritte a margine che talvolta, soprattutto quando si parla di diritti, il vertice militare decide di far operare oltre e sopra la legge.

Evidentemente il fatto che tra le sue finalità Unforced abbia previsto di doversi adoperare “per il pieno ed effettivo riconoscimento al personale dell’Arma dei Carabinieri e delle altre istituzioni a struttura militare dei diritti sindacali, di associazione, di libera manifestazione del pensiero e di associazione professionale in coerenza con il disposto degli articoli: 52 della Costituzione italiana, 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e 11 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e in linea con quanto avviene negli altri Stati europei a democrazia avanzata” deve aver fatto scattare il massimo livello di allarme tra i vertici dell’Arma su cui le parole “diritti sindacali, di associazione, di libera manifestazione del pensiero e di associazione professionale”, devono aver avuto lo stesso effetto di un cazzotto nello stomaco ben assestato. Dal canto suo Danilo Scipio, presidente di Unforced, ex sindacalista dell’UGL – Forestale da sempre fortemente contrario alla riforma Madia e alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, ha detto ad Agenparl di aver già provveduto ad impugnare davanti al competente giudice amministrativo sia il diniego all’assenso alla costituzione, per altro mai richiesto, sia l’atto del Comando generale dell’Arma che minaccia sanzioni disciplinari perché “si sta facendo un processo alle intenzioni in quanto l’Associazione, pur costituita da civili, all’interno dell’Arma o della Difesa più in generale, non ha mai svolto alcuna attività.”.