LACRIMOGENO AD ALTEZZA UOMO,VIMINALE DEVE RISARCIRE TIFOSO

(di Tommaso Romanin) –
Durante gli scontri allo stadio Dall’Ara con la polizia, un tifoso del Bologna
fu colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo, ad un metro di distanza. 

Era
il 18 giugno 2005, si giocava Bologna-Parma, partita che costo’ la
retrocessione ai rossoblu’. Per il comportamento dell’agente, mai identificato,
a undici anni di distanza il tribunale civile di Bologna ha condannato il
ministero dell’Interno a risarcire con 12.331 euro il tifoso – all’epoca 35enne
e rimasto sfregiato al volto – e a pagare le spese legali.
E’ “una sentenza
equilibrata e di grande cultura giuridica” commenta l’avvocato Gabriele
Bordoni, che assiste il tifoso e che ha promosso la causa contro lo Stato,
chiamato a rispondere civilmente dei danni causati da un agente nell’esercizio
delle sue funzioni.
La vicenda dal punto
di vista penale si chiuse con archiviazioni perche’ le indagini non riuscirono
ad identificare il poliziotto, ne’ attribuirono la colpa di quanto successo al funzionario
responsabile dell’ordine pubblico. Per gli scontri ci sono stati invece
processi con condanne in primo grado e il tifoso in questione e’ in attesa
dell’appello.
Il 18 giugno 2005 era
in un gruppo di ultras che verso la fine della partita entrarono in una
palestra, presero attrezzi e altri oggetti e li scagliarono contro le forze di
polizia, al di la’ di un vetro divisorio dove poi venne aperto un varco. Per fermare
il lancio e impedire il contatto, il funzionario responsabile ordino’ di usare
il varco per lanciare lacrimogeni, buttandoli per terra, in modo da farli
strisciare. Un poliziotto, pero’, introdusse il lancialacrimogeni in un foro di
piccole dimensioni e da li’ sparo’ un tiro teso ad altezza uomo.   
Per il giudice della
terza sezione civile Francesca Neri, e’ “pacifico” che “l’ordine
di fare uso di lacrimogeni tramite lancio rasoterra fosse legittimo, vista
l’estrema criticita’ della situazione
“. 
Ma la discriminante di aver agito
per un ordine non sussiste nella condotta dell’agente “che non ha affatto
eseguito quell’ordine, ma con azione che, fino a prova contraria, deve
ritenersi sorretta da volonta’ consapevole” ha inserito il lacrimogeno in
un foro diverso da quello attraverso cui il suo comandante aveva ordinato di
lanciare e ha indirizzato il lacrimogeno ne’ rasoterra, ne’ a terra, ne’ in
aria, ma “ha effettuato un tiro teso ad altezza uomo”
Deve pertanto “ritenersi
sussistente una responsabilita’ per lesioni quantomeno a titolo di eccesso
colposo
” e non ci sono dubbi sul nesso causale tra il lancio e il danno.

Per il tifoso
e’ stato ravvisato un concorso di colpa pari almeno al 50% perche’ con il suo
comportamento “ha contribuito a determinare la situazione di pericolo che
ha reso necessario il ricorso all’uso delle armi da parte della polizia”.
Ma il ministero, per il danno subito, dovra’ risarcirlo.