LA STRATEGIA DI PUTIN: “I MARINES RUSSI ARRIVANO IN SIRIA, L’ISIS SCAPPA”

(di Adriano Scianca) – Nicolai Lilin
parte con una cazziata preventiva: «È tutta colpa dell’ignoranza dei
giornalisti italiani», dice quasi subito, a freddo. Così, giusto per mettere le
cose in chiaro. Ignoranza o meno, non è però facile capire cosa stia
accadendo davvero in Siria.

Lo sbarco sul terreno dei temibili Specnaz, le
forze speciali russe, appare comunque certo, tant’ è che l’ Isis avrebbe
addirittura fatto ritirare le famiglie dei combattenti installate nelle terre
del Califfato, proprio per paura dei Russi. «È che ci conoscono. Li abbiamo già
battuti in Cecenia, ne abbiamo ammazzati 90mila, uno a uno», spiega, non senza
un certo orgoglio. Lui, scrittore (il suo ultimo libro è Il serpente di Dio,
pubblicato da Einaudi come tutte le altre sue opere) ed ex soldato, lettissimo
e contestatissimo nella sua nuova patria italiana, sembra parlare a ragion
veduta.
Lilin,
sembra che in Siria siano già all’ opera sul terreno le forze speciali russe.

«Non “sembra”. Ci sono. È ovvio».
Perché
è così sicuro?

«Perché nella guerra moderna non è possibile un intervento aereo senza un’
operazione di intelligence sul terreno. Non è come nei film, che si fa tutto
con le apparecchiature elettroniche, serve qualcuno che stia sul territorio,
per evitare di fare come gli americani, che bombardano gli ospedali».
Voi in
Cecenia come agivate?

«Quando si doveva bombardare c’ era sempre una squadra che raccoglieva dati sul
terreno e li mandava agli analisti militari. Queste coordinate erano studiate e
autorizzate, a volte dal presidente Putin in persona. Poi ci veniva chiesto di
riconfermarle dal terreno, per essere sicuri che durante questi passaggi nulla
fosse cambiato».
Secondo
lei, oltre a questo aspetto di intelligence, le forze speciali russe
interverranno anche con operazioni di combattimento?

«Non penso che la guerra in Siria sia ancora a questo punto».
In ogni
caso pare che l’ Isis sia un po’ in agitazione al pensiero che stiano arrivando
gli Specnaz. Perché fanno così paura?

«Perché questi personaggi sono gli stessi che abbiamo combattuto in Cecenia, in
Daghestan, che hanno compiuto azioni di terrorismo in Russia. Loro lo sanno chi
sono i Russi. Li abbiamo già sconfitti. Ne abbiamo uccisi uno a uno, 90mila,
nei boschi della Cecenia. All’ inizio abbiamo provato a fare le cose in modo
pulito, ma quando hanno cominciato a buttare giù ospedali interi… Nell’ Isis
ci sono sempre loro, conoscono bene le forze speciali russe, si sono scontrati
tante volte. Speriamo che questa sia l’ ultima».
In
effetti il terrorismo islamico non è una novità, per i Russi…

«Sì ma non è colpa dell’ Islam. Noi con l’ islam ci conviviamo bene, più di voi
occidentali. Gli integralisti sono apparsi solo negli anni ’90, quando l’
intelligence inglese e americana ha cominciato a gironzolare intorno al Mar
Caspio e sono comparse strane Ong con base a Londra… ».
Tornando
alle forze speciali russe, secondo lei come si classificherebbero in una
ipotetica classifica dei corpi d’ élite mondiali?

«Non è possibile fare classifiche. Tra quelli che conosco io gli americani sono
molto preparati, i russi, i tedeschi e gli austriaci pure.
Gli italiani hanno degli operatori abbastanza qualificati, ma sono troppo
pochi, in una guerra aperta non potrebbero mai difendere la nazione. E poi i
politici stanno riducendo il vostro esercito a una barzelletta: vogliono fare
azioni contro l’ Isis e non riescono neanche a portare a casa i Marò. Ma
non è sempre stato così».
Che
intende dire?

«Quando ho fatto l’ addestramento in Russia, nel corso di sabotaggio marittimo
avevamo un istruttore che ci insegnava le tecniche degli incursori della Decima
Mas. Io avevo un libro in italiano, pieno di simboli fascisti. Tra noi c’ era
il mito dei cosiddetti “uomini rana”, gente abituata a combattere
sott’ acqua, a fare cose incredibili…».
Senta,
non è che la fama delle forze speciali russe deriva anche da una certa mancanza
di scrupoli umanitari del vostro esercito?

«Queste sono leggende, come quelle sull’ impero sovietico in cui i Russi
mangiavano bambini. E poi come fate a saperlo, qui non è che si parli molto
delle azioni del nostro esercito. Io posso dire che la guerra è una cosa
brutta. Raccoglie il peggio del peggio dell’ umanità. E quando il peggio del
peggio di ogni Paese si incontra, finisce che si ammazzano fra loro. Poi,
certo, c’ è da capire lo spirito russo. Noi siamo uno strano incrocio: in parte
siamo normanni, in parte siamo asiatici. Capisco che a un freddo inglese un
caldo russo possa mettere paura. Ma non è una buona scusa per trattarci da
mostri».

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