La Spezia, militare accusato di molestie, scompare e torna in Egitto

Accusato di tentata violenza sessuale, un militare egiziano torna nel suo Paese ed evita l’arresto. La vicenda con protagonista un marinaio e avvenuta nei giorni scorsi alla Spezia, è destinata a varcare le soglie del parlamento per effetto dell’interrogazione presentata dal deputato di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, e a rinfocolare le polemiche sui rapporti tra il governo italiano e quello egiziano, dopo i casi di Giulio Regeni, Patrik Zaki e quello più recente legato alla vendita da parte del governo italiano di due fregate alla marina egiziana.

I fatti sono avvenuti pochi giorni fa: il militare, che si trovava alla Spezia assieme ad altri commilitoni in attesa della consegna di una delle due Fremm vendute dall’Italia, dalla fine dello scorso marzo era entrato nel mirino di carabinieri e procura per una tentata violenza sessuale ai danni di una ragazza, episodio che sarebbe avvenuto in un solarium della città. Il militare era già stato raggiunto e identificato dagli investigatori a inizio aprile, dopo la denuncia della donna, ma quando nei giorni scorsi i militari dell’Arma lo hanno cercato per notificargli l’ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari chiesto e ottenuto dal sostituto procuratore, non l’hanno trovato. Il marinaio egiziano aveva già abbandonato il Paese, “richiamato in Egitto” secondo quanto appurato dagli inquirenti sulla base delle dichiarazioni di alcuni commilitoni.

Il caso ora passa al Tribunale, che valuterà un’eventuale rogatoria, ma nel frattempo la politica si accende, con l’affondo del deputato di Si. “Quanto avvenuto ha dell’incredibile e necessita di chiarimenti precisi – dice Fratoianni -. Gli inquirenti sono stati rassicurati dall’impegno del militare di rimanere a disposizione delle autorità, ma venerdì scorso i carabinieri si sono presentati nell’albergo scoprendo che il militare è scomparso ed è tornato tranquillamente in Egitto. Una vicenda assolutamente sconcertante, e lo è ancora di più se pensiamo a quanto finora accaduto con Il Cairo sulle indagini per l’omicidio di Giulio Regeni. O per quanto sta accadendo da un anno al giovane Patrick Zaki. E noi in Italia ci facciamo fregare da un militare di quel regime in questo modo? Chiederemo ai ministri Lamorgese, Cartabia e Guerini cosa è davvero accaduto e cosa intendono fare ora”. (ANSA).
   

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