Kitesurfer risucchiato e ferito da un elicottero dell’Esercito a Ladispoli: tre militari verso il giudizio

Tre richieste di rinvio a giudizio per l’incidente del kitesurfer risucchiato da un elicottero dell’Esercito italiano a Ladispoli un anno fa. La magistratura civitavecchiese ha chiuso le indagini e chiesto il processo per due piloti dell’Esercito e un ammiraglio della Marina che coordinava in quel periodo l’addestramento di forze speciali sul litorale. Si dovranno difendere dall’accusa di lesioni colpose mentre è caduta l’omissione di soccorso inizialmente ipotizzata. L’udienza dal gip si terrà a marzo 2020. E’ una vicenda senza precedenti in Italia: era il 3 ottobre dello scorso anno quando a Torre Flavia alle 14.55, Alessandro Ognibene, 51enne commercialista di Roma, a riva con il suo kite, venne aspirato dai vortici dei due rotori del gigantesco Chinook bipala e scaraventato a terra dopo un volo di 12 metri. Questo elicottero della Boeing, in linea dal 1962, è tra i più potenti del mondo: può sollevare un carico di 12 tonnellate , è lungo quasi 16 metri se si considera solo la fusoliera capace di accogliere mezzi pesanti, mentre la lunghezza raddoppia se si considerano anche i rotori controrotanti in tandem a tre pale ciascuno che hanno un diametro superiore ai 18 metri. Può superare i 300 kmn sul volo in linea e può accogliere fino a 55 soldati. La parte periferica delle pale dei rotori raggiunge una velocità di poco inferiore a quella del suono (1.193 kmh).

I piloti del Chinook “pirata” non erano tornati indietro dopo aver creato quel turbine a bassissima quota, né i loro colleghi forse in contatto visivo impegnati nelle esercitazioni interforze che coinvolgeva più “armi” della Difesa italiana. Ognibene, di Casal Lumbroso, era stato trasportato in gravissime condizioni in eliambulanza al Policlinico Gemelli di Roma.

L’uomo era finito in rianimazione con un forte trauma cranico, un’emorragia interna, costole fratturate, ematomi a torace e schiena. Era rimasta lievemente ferita anche una guardia giurata in spiaggia. Gli uomini della Capitaneria di porto di Ladispoli e Civitavecchia hanno condotto le indagini. Un fatto senza precedenti in Italia oggetto di inchiesta di procura ordinaria, militare e a quanto si era appreso in quelle ore anche della Nato visto che alcuni, fra i 12 velivoli in addestramento, appartenevano a forze straniere. Il ministero della Difesa aveva poi annunciato l’avvio di una indagine interna di cui non si è saputo più nulla.

Secondo Giacomo Tranfo, il suo legale «il reato di lesioni colpose è per la guida pericolosa dei piloti e per un terzo soggetto a capo delle esercitazioni che non aveva chiesto l’interdizione». Poi le critiche. «Il ministero della Difesa è stato latitante, rispondendoci dopo vari mesi. Alti graduati erano fuori dal reparto di Rianimazione in ospedale ma quando Alessandro è stato dichiarato fuori pericolo non si sono più visti».  (Il Gazzettino)