Il Ministro Trenta lascia la Difesa con un commovente e nobile saluto al più bel Monumento della Patria

Forse avrebbe potuto fare di più, forse altro, forse è stata mal consigliata o forse doveva andare così, ma ora è tardi e le scale affannose e lente portano dritte verso un momento intimo tra il Ministro e lo Stato.

Elisabetta Trenta vuole andare al Vittoriano, lo pretende e finalmente, con incisività e carattere, da disposizioni per organizzare il suo saluto al più bel Monumento del nostro Paese.

Più volte è stata lì e più volte gli occhi sono stati lucidi. Oggi però è diverso, oggi c’è l’amarezza, una velata delusione e ancora quell’emozione che l’ha contraddistinta per la sua umanità. Elisabetta Trenta tra i tanti forse oggi saluta tutti con una certezza: i suoi uomini e le sue donne delle Forze Armate venivano prima di tutto e gli interessi e i generali potevano anche aspettare.

Questo non è piaciuto a tutti ed aver mosso alcuni equilibri gli è costato caro in termini di strategie politiche. Ma la politica è fatta di inganni, falsità e interessi personali, mentre quello che conta, che resterà, è il gesto di oggi, uno dei più belli della storia della Repubblica, insieme alle lacrime versate e all’umanità di una donna che ha guardato ai militari prima come uomini e poi come soldati.

All’Altare della Patria c’eravamo anche noi e tutti coloro che osservano la Difesa partendo dai valori per poi cercare, quotidianamente, altissime testimonianze come questa oggi ci ha regalato Elisabetta Trenta.