“IL MARESCIALLO GLI HA MESSO UNA PENNA NEL SEDERE? IMPOSSIBILE”

Fabrica di Roma – Appuntato a processo per calunnia: avrebbe accusato un suo superiore di avergli “messo una penna nel sedere durante un’ispezione”.

In aula la testimonianza del collega, con cui stava piantonando la casa di Magdi Allam. “E’ impossibile che il maresciallo abbia fatto un gesto simile – dice il carabinieri davanti al tribunale di Viterbo -. Non l’ho visto e lo escludo categoricamente, perché il gabbiotto è troppo piccolo per far passare inosservata un’azione del genere”.

La vicenda. E’ il 16 marzo del 2010. L’imputato, caposervizio dei carabinieri, sta piantonando la casa a Fabrica di Roma di Magdi Allam, sotto scorta dopo essere entrato nel mirino di Hamas. Come tutte le mattine, il gabbiotto dei carabinieri viene ispezionato. E’ tutto in ordine, ma per il maresciallo il caposervizio addetto al piantonamento ha la barba troppo lunga e incolta durante l’orario di servizio.

Per l’accusa, ne nasce un botta e risposta. “La barba va bene. L’ho tagliata stamattina”, avrebbe risposto il caposervizio. Ma il maresciallo, tornato in stazione, gli fa un richiamo scritto. A questa relazione di servizio, l’imputato avrebbe risposto con un rapporto al comandante di compagnia: “Il maresciallo mi ha messo una penna nel sedere durante l’ispezione, alla presenza di altri carabinieri”.

Nulla di più falso secondo il maresciallo, costituito parte civile al processo. Tutto inventato anche per il carabiniere che ha testimoniato in aula. “Ricevuta la riservata personale – sottolinea -, l’appuntato mi ha detto: ‘Se il maresciallo vuole la guerra, gliela faccio’. Poi ha aggiunto: ‘Ma con te che parlo a fare? Sei il suo cocco’”.

Il giudice Silvia Mattei ha ascoltato anche un altro carabiniere, sempre di Fabrica di Roma. “Dell’episodio se n’è parlato tanto in caserma – racconta -. Ma il maresciallo, se ha fatto quel gesto, l’ha fatto a mo’ di scherzo. Un paio di volte ha sfiorato anche me con la penna. Davanti. Ma sempre per gioco”.