IL MARESCIALLO DELLA GUARDIA DI FINANZA: «SÌ, HO CHIESTO I SOLDI»

Sarà processato il 22 marzo con rito direttissimo davanti ai giudici del tribunale di Pavia. Il sottufficiale della Guardia di finanza Michele Carbone, arrestato il 24 febbraio scorso per aver chiesto denaro ad un imprenditore per evitargli una inesistente verifica fiscale, comparirà davanti ai giudici in composizione collegiale.

L’accusa è di concussione. Il finanziere, difeso dall’avvocato Fabrizio Gnocchi, si trova ancora agli arresti domiciliari e probabilmente chiederà il patteggiamento. Il pubblico ministero è Paolo Mazza. Michele Carbone, che era in forza al nucleo di polizia economico finanziario della Guardia di finanza, ha ammesso i fatti anche se durante l’interrogatorio di garanzia ha precisato di non aver costretto nessuno a consegnare il denaro. Tra l’altro non aveva nemmeno specificato la somma che l’imprenditore avrebbe dovuto mettere dentro la busta. «Se vuoi evitare problemi – ha spiegato all’imprenditore durante il primo colloquio avvenuto al casello autostradale di Binasco – dammi quanto vuoi. Sai quelle sono sempre grane, guarda che poi l’onere della prova è tuo».

Nel corso dell’interrogatorio sono stati chiariti altri particolari. Michele Carbone aveva chiesto all’imprenditore (l’aveva conosciuto nel corso di un’altra verifica fiscale) di depositare il denaro dentro una busta e di lasciarla nella cassetta delle lettere dell’abitazione del figlio che è risultato assolutamente estraneo alla vicenda. Il maresciallo della Guardia di finanza è arrivato al volante della sua Bmw, ha aperto la cassetta delle lettere e ha preso il denaro. A questo punto i colleghi, che hanno seguito l’indagine sin dal momento della presentazione della denuncia, lo hanno bloccato e lo hanno accompagnato nella caserma del comando provinciale in corso Garibaldi. Le banconote, circa mille euro, erano state segnate.

«Il mio assistito – spiega l’avvocato Fabrizio Gnocchi – è molto dispiaciuto per l’accaduto. C’è molto rispetto e collaborazione per l’attività di indagine e vorrebbe lasciarsi alle spalle la vicenda il più presto possibile. Ho chiesto un incontro con il pubblico ministero per valutare ipotesi processuali in vista dell’udienza».

Era stato lo stesso imprenditore a denunciare il maresciallo della Guardia di finanza. Aveva chiesto consiglio al suo avvocato di Milano che gli aveva detto di rivolgersi subito ai colleghi e, in particolare, al comandante provinciale delle fiamme gialle, il colonnello Cesare Maragoni. E l’imprenditore aveva seguito il consiglio e non aveva ceduto alla richiesta di denaro. Aveva formalizzato la denuncia in procura davanti al sostituto Paolo Mazza. Poi l’appostamento in viale Cremona dove era avvenuto l’arresto in flagranza di reato.