Gratteri: «Senza tagli a forze dell’ordine oggi avremmo fatto di più»

«Noi tutti siamo colpevoli di omissione, di non aver avuto il coraggio, la volontà e la libertà di attaccare e arginare il fenomeno mafioso. Soprattutto il potere politico, il potere legislativo che ancora oggi, mentre noi parliamo, non ci ha dato un sistema di norme proporzionato e proporzionale alla realtà criminale». Leggi Anche Blitz contro la ‘ndrangheta. Ordinanza di custodia anche per un colonnello dei carabinieri, attualmente irreperibile

Sono le parole del procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa della maxi operazione Rinascita Scott che, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha permesso di ricostruire dalla Sicilia alla Lombardia gli assetti delle strutture di ‘ndrangheta del Vibonese con a capo esponenti di spicco della cosca Mancuso portando a 334 arresti, 260 in carcere, 70 ai domiciliari, 416 indagati, il sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di 15 milioni di euro.

Il progetto di Gratteri

Un’operazione storica per il procuratore capo, la più grande dopo il maxi processo di Palermo, partita tre anni fa, il giorno del suo insediamento a Catanzaro il 16 maggio 2016 quando lo stesso aveva già in mente un progetto.

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«Per me era importante avere un’idea, una strategia, un disegno, un sogno, una rivoluzione: smontare la Calabria come un trenino Lego e poi rimontarla pian piano. Se avessimo avuto altri strumenti normativi e se qualcuno nel 2010 non avesse bloccato le assunzioni nelle forze dell’ordine, considerato che siamo a 20mila carabinieri in meno, 20mila poliziotti in meno e 8mila finanzieri in meno, noi oggi avremmo fatto molto di più».

«Per raggiungere il risultato odierno io ho fatto i “viaggi della speranza” a Roma per spiegare questo progetto e avere uomini e mezzi. Non smetterò mai di ringraziare il generale Del Sette, l’attuale comandante generale dei Carabinieri, il comandante del Ros, che hanno creduto in questa follia. Chi è qui da tanti anni, ricorderà come era combinata Catanzaro».

«Vogliamo cambiare la Calabria»

Il pensiero di Gratteri è rivolto come sempre ai cittadini, a chi deve assumersi le proprie responsabilità, a chi la Calabria la vorrebbe diversa ma non solo a parole.

«A chi dice che Gratteri va in televisione o scrive solo libri, noi rispondiamo con i fatti. E cerchiamo di aprire gli occhi alla gente attraverso la divulgazione e quindi scrivendo libri, andando in televisione, parlando ai ragazzi delle scuole, per non lasciare agli “altri” la narrazione».

«Noi potevamo essere in altri posti più prestigiosi – sottolinea con forza il procuratore – e invece da calabresi siamo qui perché vogliamo cambiare la Calabria, perché ci crediamo. Perché i nostri figli sono fuori dalla Calabria e non torneranno perché non hanno speranze. Questo è un fallimento per noi calabresi, non possiamo consentire più questo stato di cose. E allora fino all’ultimo dei nostri giorni dobbiamo lottare e non rassegnarci».

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Il messaggio ai cittadini

Il messaggio è chiaro: «Penso che la Procura distrettuale di Catanzaro e i Carabinieri abbiano fatto la loro parte, ora sta alla società civile, alla stampa, agli storici, agli educatori spiegare alla gente cosa è la ‘ndrangheta oggi, nel 2019, ma soprattutto spiegare che devono avere più coraggio. Bisogna dire basta e occupare gli spazi che noi questa notte vi abbiamo dato. Da oggi dovete andare in piazza, dovete occupare la cosa pubblica dovete impegnarvi in politica, nel volontariato, in tutto quello che è possibile fare, andare oltre quello che è il vostro lavoro. Altrimenti continueremo a piangerci addosso. Questo è il cambiamento che da oggi dobbiamo mettere in atto».

Redazione a cura di Rossella  Galati per lacnews24.it

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