FACEBOOK E MILITARI: INSULTA SUPERIORE SULLA SUA PAGINA E IL TRIBUNALE LO CONDANNA PER DIFFAMAZIONE

VERONA. Per avere offeso un superiore su Facebook un
sottufficiale della Marina Militare è stato condannato ad un mese di reclusione
dal Tribunale militare di Verona.

Il sottufficiale, un capo di seconda classe, in servizio sulla nave
Sapri di stanza a La Spezia, nel luglio 2012 era stato rimproverato da un
capitano di fregata. L’indagato non l’aveva presa bene e decise quindi di
commentare l’accaduto nella sua pagina Facebook, lasciandosi andare ad insulti
e offese contro l’ufficiale, il tutto letto da numerosi militari, colleghi di
entrambi. Del fatto è venuto a conoscenza anche il capitano di fregata che ha
poi fatto denuncia al suo comandante di reparto. Questi, a sua volta, ha trasmesso
gli atti alla procura militare scaligera che ha condannato il sottufficiale ad
un mese di reclusione militare per diffamazione aggravata. 

Il
merito di Facebook è essenzialmente quello della facilità di utilizzo.
Chiunque, anche se digiuno di qualsiasi conoscenza relativa alla programmazione
di un sito, è in grado di pubblicare qualcosa di proprio.

Purtroppo
sia per superficialità, sia per scarsa dimestichezza con il mezzo virtuale, si
è indotti a pensare che il nostro mondo rimanga appannaggio di una schiera di
pochi eletti (amici), ignorando che attraverso Facebook (e qualunque altro
social network) rischiamo di mettere letteralmente “in piazza” la
parte più intima di noi.
Proprio
per questo, se non si è a conoscenza delle normative che regolano queste
attività, si rischia seriamente (anche solo per ignoranza) di incorrere in
reati civili e penali
.

Valutare
le conseguenze di un post, di un commento o di un semplice “mi piace” è
imprescindibile per un corretto utilizzo del social network, a maggior ragione
se il fruitore è un militare sul quale incombe anche il fardello del regolamento
di disciplina militare, arricchito da
moniti e circolari che ai vari livelli delimitano il corretto utilizzo di una
Community virtuale.