Esercito, arruolamenti in calo, Generale Farina: «Non si adattano, molti lasciano dopo 15 giorni»

L’audizione del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. Salvatore Farina, in Commissione difesa della Camera dei deputati sullo stato degli arruolamenti nella Forza Armata, ha mostrato dati allarmanti.

L’Esercito, ha detto Farina, non riesce a raggiungere la quota di 8mila nuove reclute l’anno

“La nostra società sta cambiando, con un mutamento dei modelli educativi che comportano una certa difficoltà dei giovani a confrontarsi con l’autorità e ad adattarsi ad uno stile di vita più rigoroso e disciplinato”.

Accade così che negli ultimi anni è quasi raddoppiato il numero del personale che, affluito nei reggimenti volontari, presenta le proprie dimissioni nei primi 15 giorni, «senza avvenimenti particolari». Una dinamica, secondo il generale, «da correlare verosimilmente al fatto che i giovani non sono abituati ad un regime di vita più rigoroso e disciplinato». 

«E l’età media elevata – sottolinea – è in antitesi con la professione delle armi, che è caratterizzata da uno stress psico-fisico elevato e chiede al personale di operare in scenari estremi».

Manca, quindi, il concetto di stile di vita disciplinato. 

Dai questionari emerge che le ragioni principali del repentino abbandono della divisa sono «la difficoltà ad abituarsi a nuovi ritmi di vita e orari, la lontananza dagli affetti, la mancanza di comfort».

Per approfondire i motivi di questa disaffezione i vertici militari hanno promesso un’indagine sociologica. Intanto, però, c’è da risolvere il problema delle reclute insufficienti. Il Generale Farina propone una serie di misure: aumento della paga dagli attuali mille euro al mese a 1.200; passare ad una ferma di tre anni più tre; favorire il ricollocamento in altre amministrazioni dello Stato o in aziende private dei congedati creando un’Agenzia nazionale ad hoc.