ECCO LA SINTESI DELLA STORIA DEL COCER ESERCITO

(Tratto dal proiflo Facebook di Luca Marco Comellini) – In queste ore molti amici mi chiedono per quale motivo non ho ancora scritto nessun articolo sulla questione del cocer esercito.

Rispondo brevemente sul mio profilo cosi forse mi risparmio qualche spiegazione con l’invito a tutti di leggere attentamente questo post fino alla fine prima di commentare o mettere il classico “mi piace”:

Allora…. molti non sanno, o non ricordano, che a poche settimane dalle elezioni del cocer nell’agosto del 2012 dissi chiaramente che in quelle della Sezione Esercito erano state commesse delle irregolarità e che la magistratura avrebbe dovuto indagare. In effetti di li a qualche settimana fui convocato dai Carabinieri dello stato maggiore dell’Esercito e sentito nell’ambito di una indagine penale prontamente avviata dalla Procura militare di Roma. Poi non ne seppi più nulla.

Lo scorso 28 gennaio il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso straordinario di Alessandro Mosti, un maresciallo dell’Esercito fermamente convinto che quell’11 luglio 2012 era stato commesso un gravissimo errore, un atto illegittimo se non addirittura un illecito. Alla fine il Consiglio di Stato gli ha dato ragione ma i quattro anni che Alessandro ha trascorso in attesa della decisione di quel giudice non sono stati facili.

Nell’aprile del 2015 per il solo fatto di aver intimato al Ministero della Difesa di adempiere agli incombenti istruttori ordinati dal Consiglio di Stato con un parere interlocutorio Alessandro si è visto appioppare una sanzione disciplinare di ben 5 giorni di consegna e poi, a distanza di circa un mese, per aver osato commentare pubblicamente a Radio Radicale quell’atto emesso dai Giudici di Palazzo Spada gli è stata affibbiata un’altra sanzione di 5 giorni di consegna.

Alessandro non s’è lasciato certamente intimorire dall’uso di quei metodi chiaramente poco ortodossi e dal neanche tanto vago sapore intimidatorio. Così ha immediatamente impugnato i provvedimenti sanzionatori davanti al TAR.

Il Parere definitivo relativo al suo ricorso è arrivato alla fine di gennaio, proprio mentre i coceristi stavano festeggiando l’anno di proroga del loro mandato appena incassato col favore dei parlamentari “piddani” che avevano fatto leva sulla solita falsa promessa di arrivare quanto prima all’approvazione del disegno di legge sulla riforma della rappresentanza militare che giaceva da tempo nei cassetti della Commissione difesa. Una promessa che si ripete da oltre 20 anni e che ogni volta è strumentalmente utilizzata per prorogare il mandato elettivo e privare i militari del diritto di voto. Quella norma, infatti, dorme coccolata nei cassetti della commissione parlamentare.

Quindi, elezioni del Cocer annullate. I piddani lo sapevano ma se ne sono fregati. La notizia dell’accoglimento del ricorso di Alessandro ha avuto l’effetto di mettere il Presidente della Repubblica nell’imbarazzo per aver firmato, da un lato la proroga concessa a un Cocer che in parte era stato dichiarato illegittimo dal suo stesso organo consultivo e, dall’altro, il decreto decisorio del ricorso sancendo così, definitivamente, la nullità di quelle elezioni e la vittoria di Alessandro. Che bella figura gli hanno fatto fare i “piddani”.

Ma andiamo oltre e arriviamo al 18 aprile di quest’anno quando Il Presidente Mattarella ha firmato il decreto decisorio di accoglimento del ricorso di Mosti decretando in questo modo l’illegittimità di quelle elezioni del 2012. Finalmente anche io ho potuto dire “avevo ragione, avevamo ragione” e a dire il vero non ne avevo mai dubitato anche se il ministro della difesa (Di Paola) rispondendo ad una interrogazione del Pdm, presentata dal radicale Maurizio Turco, aveva affermato che si era svolto tutto in modo regolare. Anche lui aveva toppato.

La Pinotti messa davanti al decreto non ha potuto più far finta di nulla e quindi a Radio Radicale è stato proprio l’ufficio stampa dello stato maggiore della difesa a confermare che all’esito del ricorso  – la decisione del CdS – sarebbe stata data attuazione nei modi e nei tempi previsti.

A giugno Alessandro s’è ritrovato citato in giudizio davanti al Tar del Lazio – Roma – Sez. Prima bis – dal cocerista Roberto Congedi. L’esito di quel giudizio ancora non è noto. L’amministrazione militare, evocata come controinteressata, ha chiesto al comandante di Alessandro di valutare la sua posizione perché, badate bene, nel 2013 non avrebbe comunicato all’amministrazione militare di essere stato destinatario di un provvedimento che lo aveva collocato in aspettativa per motivi di salute che gli era stato concesso dalla medesima amministrazione militare e quindi, secondo l’accusa, non avrebbe comunicato di aver perso una delle qualità per continuare ad essere delegato della rappresentanza militare. Assurdo. Sarebbe come dire “perché non mi hai detto che ti ho messo in aspettativa”.

Cosi quel comandante ha deciso di avviare un bel procedimento disciplinare nei confronti di Alessandro per l’irrogazione della consegna di rigore che si è svolto il 12 settembre scorso ma che è stato prontamente – e non poteva essere fatto diversamente – sospeso con il conseguente invio di tutti gli atti al Procuratore militare di Roma dove già dal 27 febbraio giace una mia dettagliata denuncia proprio su quelle elezioni del 2012.

Ma Congedi non è solo nel disperato, ma legittimo – è un suo diritto provare a restare al Cocer -, tentativo di fermare le elezioni che si svolgeranno tra poche ore. Insieme a lui c’è la marescialla Librizzi e nel giro di due giorni si sono visti respingere le loro domande di sospensione delle nuove elezioni dal Presidente del Tar, che non ha ritenuto sussistenti, per entrambi, il danno grave e irreparabile richiesto dalla norma per l’adozione di provvedimenti d’urgenza, “inaudita altera parte”

A questo punto l’attento lettore si starà domandando per quale ragione, se il Consiglio di Stato ha dichiarato nulle le elezioni del 2012 per l’illegittimità degli atti compiuti durate lo svolgimento di quelle votazioni, i due delegati colpiti dall’annullamento – sono 4 ma uno s’è congedato per limiti d’età e l’altro lo seguirà entro pochi mesi – hanno tutto questo interesse a restare seduti sulla poltrona del cocerista. Magari i militari che tra poche ore si troveranno nel posto di votazione potranno rivolgere questa domanda ai diretti interessati. Oppure potrebbero – a mio avviso dovrebbero dircelo proprio Congedi e Librizzi – chiederlo al capo di stato maggiore dell’Esercito o alla Pinotti. Comunque, se non a me che non sono nessuno, ai loro colleghi la spiegazione i due dovrebbero comunque darla.

Con la speranza che questa volta vinca l’onestà.

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