Dramma in provincia di Agrigento, maresciallo dei Carabinieri si toglie la vita

Prosegue impietosamente la strage silenziosa tra le lavoratrici e i lavoratori di polizia. I suicidi si susseguono con una cadenza impressionante. Una strage trasversale che interessa uomini e donne di tutte le realtà del comparto sicurezza e delle forze armate.

Suicidio 25 settembre in provincia di Agrigento

Infodifesa riporta in anteprima l’ennesima tragedia consumata in provincia di Agrigento dove un carabiniere si è tolto la vita sparandosi un colpo con la pistola d’ordinanza. Si tratterebbe di un maresciallo capo dell’Arma dei carabinieri 37enne. Soltanto pochi giorni fa, il 15 settembre, un poliziotto si è tolto la vita a Milano. Aveva 31 anni, agente scelto, una carriera davanti ma qualcosa lo ha indotto ad usare la pistola d’ordinanza per farla finita. 

Il suicidio tra gli appartenenti alle Forze di Polizia è una vera e propria emergenza, una condotta distruttiva, sintomo tragico di una profonda sofferenza interiore, di un disagio personale fatto di concause che si correlano a sofferenza della nostra esistenza quotidiana. C’è il desiderio disperato di dignità in un essere umano che sceglie il suicidio. Si tratta del 51° suicidio nelle forze dell’ordine dall’inizio dell’anno l’11° nell’Arma dei carabinieri. Valutare questi numeri è complesso, soprattutto stabilire che un evento tragico e intimo come il suicidio possa essere ricondotto a una condizione esterna alla persona più che alle sue più profonde ferite. Però quell’elenco riguarda persone che hanno in comune una vita strettamente dettata da regole militari, comunque rigide anche per i corpi civili, e che, soprattutto, hanno a disposizione una pistola, che utilizzano per togliersi la vita.

error: ll Contenuto è protetto