Polizia

Dopo 13 anni assolto Massimo Improta. Scagionato il dirigente di polizia

«La grande soddisfazione per la piena assoluzione di Massimo Improta, dirigente di altissimo profilo della Polizia di Stato, è pari al rammarico per l’interminabile attesa di questa pronuncia, che ristabilisce pubblicamente la corretta valutazione dei fatti contestatigli, ma non potrà mai compensare l’enorme danno non solo umano ma anche professionale che in questi casi subisce un servitore dello Stato». Lo afferma Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato, dopo che la Corte d’appello ha assolto Massimo Improta, all’epoca vice questore.

La vicenda risale al 5 maggio 2010

Massimo Improta, era stato accusato di falso ideologico relativo al verbale dell’arresto dell’allora 26enne Stefano Gugliotta, avvenuto il 5 maggio del 2010 durante gli incidenti avvenuti al termine della finale di Coppa Italia Roma-Inter. Fuori dallo stadio imperversavano dei disordini. A pochi metri di distanza, in viale Pinturicchio, Stefano Gugliotta, con suo cugino stava recandosi ad una festa di compleanno. Indossava una felpa rossa e quella era la sua colpa. Infatti gli agenti cercavano un giovane con una felpa rossa, sfuggito ai fermi per gli scontri all’Olimpico. Gugliotta poi sarebbe stato malmenato da 9 agenti. Massimo Improta allora era vice questore e secondo l’accusa avrebbe falsificato il verbale d’arresto. La sentenza d’Appello, tuttavia, ha stabilito che il fatto non costituisce reato.

«Chi opera in un comparto così difficile e delicato conosce il valore e la professionalità dei colleghi, ecco perché sapevamo che questo sarebbe stato l’esito del giudizio in questione. Ma allo stesso modo, chi svolge questo lavoro sa che la propria correttezza, la propria dedizione e la propria dignità, così come percepiti da tutti dentro e fuori dal proprio ufficio, rappresentano la forza, la motivazione, la linfa vitale per un operatore della sicurezza – conclude – Tenere un poliziotto come Improta in un limbo giudiziario interminabile comporta un danno grave per lui e per tutto il Corpo. Da sempre chiediamo procedimenti giudiziari ‘dedicatì a carico degli appartenenti alle Forze dell’ordine, con una competenza specifica di chi accusa e di chi giudica, e che si svolgano in tempi tali da limitare al massimo la compromissione della funzione stessa incarnata dall’operatore»

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