Discriminazioni nei concorsi. “L’Arma si vuole fregiare di essere un’Amministrazione che tutela le donne, ma le prime donne a essere violate sono proprio le sue dipendenti, che quando sono incinta sono un peso”

Il concorso interno per l’ammissione al corso superiore di qualificazione di 565 allievi marescialli dell’Arma riservato ai sovrintendenti reca una discriminazione per le donne in stato di gravidanza.

Luca Marco Comellini del Sindacato dei Militari ha scritto una lettera al Ministro della Difesa chiedendo di porre fine a questa evidente discriminazione già sanzionata dai tribunali amministrativi.

“Gentilissima Ministra, vogliamo richiamare la Sua attenzione sulle inaccettabili regole utilizzate nelle procedure concorsuali per gli avanzamenti di carriera a cui devono sottostare le Donne dell’Arma per non rinunciare alle loro legittime aspirazioni di carriera quando sono in stato di gravidanza.

La Giustizia Amministrativa ha da tempo affermato che “sulla base dei principi di rango costituzionale (artt. 3 e 51 della Costituzione) è garantita a tutti i cittadini senza distinzione di sesso la possibilità di accesso agli uffici pubblici, e ciò in ragione del più generale principio di uguaglianza, senza possibilità di ammissione di deroghe. Anche sul piano della normativa comunitaria la direttiva del Consiglio 9 febbraio 1976, 76/207/CEE, relativa all’applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto concerne l’accesso al lavoro, stabilisce, all’art. 3, n.1, che l’applicazione del suddetto principio comporta l’assenza di qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda le condizioni di accesso, compresi i criteri di selezione, agli impieghi o posti di lavoro qualunque sia il settore o il ramo di attività. Inoltre la tutela della maternità è stabilita anche sul piano nazionale con la legge 30 dicembre 1971, n. 1204 sulla tutela delle lavoratrici madri nonché nella legge 10 aprile 1991 n. 125 sulle pari opportunità.”.

Solo per fare un esempio concreto il recente bando relativo al “Concorso interno, per titoli, per l’ammissione al 1° corso superiore di qualificazione (2018-2019) di 565 Allievi Marescialli, seconda fase, riservata al personale dei ruoli Sovrintendenti” prevede alcune regole che i Giudici hanno già avuto modo di dichiarare illegittime nella parte in cui dispongono l’esclusione dal concorso delle candidate che non possono essere sottoposte agli accertamenti sanitari di rito in quanto, alla data dell’accertamento, in stato di gravidanza. Per chiarezza riportiamo a seguire alcuni stralci estratti dal citato bando:

“I candidati di sesso femminile dovranno, altresì, esibire referto del test di gravidanza mediante analisi su sangue o urine, effettuato entro i cinque giorni antecedenti la data di presentazione per lo svolgimento degli accertamenti psico-fisici, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 580, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90.”

“In caso di positività del test di gravidanza di cui al comma 3, la commissione non potrà in nessun caso procedere agli accertamenti previsti e dovrà astenersi dalla pronuncia del giudizio, a mente dell’articolo 580, comma 2 del citato Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, secondo il quale lo stato di gravidanza costituisce temporaneo impedimento all’accertamento dell’idoneità al servizio militare. Le candidate che si trovano in dette condizioni saranno nuovamente convocate presso il Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento per essere sottoposte agli accertamenti di cui al comma 1, in una data compatibile con la definizione delle graduatorie finali di merito di cui all’articolo 10. Per esigenze organizzative le stesse potranno essere ammesse, con riserva, a sostenere gli accertamenti attitudinali. Se in occasione della seconda convocazione il temporaneo impedimento perdura, la candidata sarà esclusa dal concorso per impossibilità di procedere all’accertamento del possesso dei requisiti previsti dal presente bando di concorso.”.

Ministra, non v’è chi non veda! Sono passati oltre 19 anni dal primo bando di concorso per l’arruolamento volontario di personale femminile nelle Forze Armate e nel Corpo della guardia di finanza (4 gennaio 2000) eppure le discriminazioni continuano. Fino a quando?

La lettera che segue c’è stata inviata da una Donna Carabiniere con l’esplicita richiesta di intervenire affinché sia posta fine alla evidente discriminazione tra lavoratori che davanti alla Legge e allo Stato hanno la stessa dignità e meritano le stesse opportunità di carriera. La legga con attenzione.

La lettera

“Ogni volta che leggo queste righe nei bandi di concorso mi ribolle il sangue nelle vene, penso alle donne che lavorano nell’Arma dei Carabinieri e alle aspiranti Carabinieri la cui carriera viene preclusa, a quelle in menopausa, alle donne che cercano disperatamente un figlio che non arriva e che magari ci rinunciano perché vincere un concorso significa avere uno stipendio maggiore e la possibilità di una maggiore gratificazione, e rimandano la maternità, perché il concorso capita una volta sola e la maternità deve aspettare; queste donne hanno tutta la mia stima, il mio supporto e la comprensione delle scelte prese, delle valutazioni fatte ma, a ben leggere tra le righe, i vertici dell’Arma le donne non le vogliono come colleghe, devono stare a casa e permettere al proprio marito di fare il bravo Carabiniere, le donne a casa a fare da mangiare e crescere i figli.

Un datore di lavoro privato che ponesse le stesse condizioni di assunzione verrebbe messo alla berlina, ma l’Arma pubblica, con scuse banali e poco valide, un bando di concorso palesemente discriminatorio, la Benemerita si può permettere di pretendere che una donna paghi di tasca propria un esame degli ormoni della gravidanza, per essere ammessa ad un concorso pubblico. L’alternativa è interrompere la gravidanza per potersi sottoporre agli accertamenti previsti, se ci si trovasse nel primo trimestre e si trovasse una struttura che effettua questo trattamento, dato che in alcune regioni l’accesso all’IVG è di fatto impossibile nelle strutture pubbliche, ma questo argomento merita un approfondimento a sé stante.

L’Arma si vuole fregiare di essere un’Amministrazione che tutela e protegge le donne, ma le prime donne a essere violate sono proprio le sue dipendenti, che quando sono incinta sono un peso, una zavorra, una quota di personale da mortificare, con una richiesta fuori da ogni crisma. Tanto che anche i TAR si sono pronunciati contro questi requisiti in quanto “contrastano con i “principi costituzionali”, determinando una disparità nei confronti di chi vede così “pregiudicato il suo diritto alla maternità”.
La parità di diritti viene violata nell’istante in cui si presenta la domanda di partecipazione al concorso: ci si autoesclude, perché tante donne incinte non la presentano nemmeno, rinunciando spontaneamente a qualcosa che spetta di diritto, questo modo di fare da clima del terrore è ben radicata nell’Arma, tanto da non smuovere i Carabinieri, che accettano questa situazione tal quale, rinunciando a contestare le ingiustizie.

La frustrazione di doversi vergognare di essere donne, il dover sembrare uomini, maschi, virili, prestanti e mai gravide, perché la gravidanza ti esclude dalla Benemerita. Ritengo che questi comportamenti siano da denunciare, le donne hanno lottato per decenni per la parità di dignità professionale, per la parità di opportunità, non per essere scartate a un concorso perché la natura ci ha donato un organo straordinario come l’utero.”.

Vorremo poter rispondere a questa Donna, a questa Carabiniere, per rassicurarla ma ci sentiamo in imbarazzo perché, nonostante i recenti arresti giurisprudenziali, non riusciamo a comprendere per quali ragioni il suo dicastero, nel bandire il citato e altri concorsi, abbia voluto adottare delle regole tanto assurde quanto discriminatorie che, nell’ambito delle procedure concorsuali interne, finiscono poi col diventare odiose, un inspiegabile ostacolo all’effettiva garanzia delle pari opportunità tra donne e uomini. Ciò anche in considerazione del fatto che tutte le concorrenti, prestando regolarmente servizio, sono già idonee al servizio militare incondizionato.

Per questi motivi le chiediamo di dare una risposta a questa Donna, a tutte le Donne dell’Arma e delle forze armate e di adottare, con la dovuta urgenza, ogni iniziativa volta ad eliminare ogni forma di discriminazione in parola.

Non ignori questa nostra richiesta, vada oltre il fatto che non siamo provvisti dell’assurdo permesso – l’atto di assenso – che Lei concede alle associazioni di categoria tra militari gradite ai generali perché, questa volta, ignorando noi non farà altro che ignorare anche tutte le Donne dell’Arma.

Cerveteri, 24 febbraio 2019

f.to Luca Marco Comellini (Segretario Generale)”