Editoriale

Riscatto laurea e carriera militare, la lettera di un Tenente Colonnello: “Non tutti i dirigenti hanno gli stessi benefici”

La segnalazione arrivata alla redazione

Dopo la pubblicazione dell’articolo di INFODIFESA sul riscatto laurea gratuito e sui benefici economici e previdenziali riconosciuti agli ufficiali, alla redazione è arrivata una lunga e articolata lettera firmata da un Tenente Colonnello dell’Esercito in servizio. Il tono è costruttivo, ma il messaggio è netto: quando si parla di personale dirigente, non si possono mettere tutti sullo stesso piano.

L’ufficiale chiede infatti una distinzione più precisa tra chi appartiene formalmente all’area dirigenziale e chi, nella realtà, beneficia davvero dei meccanismi più favorevoli sotto il profilo economico e di carriera.

“Dirigenti sì, ma senza i vantaggi dei vertici”

Il punto centrale della sua osservazione riguarda i gradi di Maggiore e Tenente Colonnello. Formalmente rientrano nel personale dirigente, ma secondo quanto segnalato vivrebbero una condizione del tutto particolare, una sorta di terra di mezzo tra i gradi contrattualizzati fino al Capitano e i vertici che invece accedono ai principali benefici.

Nella lettera si sottolinea che questi ufficiali, pur essendo dirigenti nelle funzioni e nelle responsabilità, non sarebbero contrattualizzati come i gradi inferiori, ma allo stesso tempo non riceverebbero i privilegi economici e ordinamentali che nella pratica riguardano Colonnelli e Generali.

Il risultato, osserva il Tenente Colonnello, è una situazione paradossale: status dirigenziale senza piena equiparazione economica.

Il nodo dei Tenenti Colonnelli del Ruolo Normale

La parte più significativa della segnalazione riguarda i Tenenti Colonnelli del Ruolo Normale, cioè gli ufficiali che hanno frequentato l’Accademia Militare e costruito la loro carriera all’interno del percorso ordinario.

Secondo quanto riferito, soprattutto nell’Esercito si sarebbe ormai consolidata una realtà ben nota a chi vive il sistema dall’interno: per avanzare al grado di Colonnello occorre aver frequentato l’ISSMI. Una condizione che il mittente definisce ormai essenziale di fatto, pur sostenendo che non sarebbe prevista dalla legge.

Da qui la sua osservazione più forte: molti Tenenti Colonnelli resteranno Tenenti Colonnelli per tutta la vita professionale, anche se in possesso di curriculum di altissimo livello.

Carriere di valore, ma promozione bloccata

Nella lettera emerge con forza il profilo professionale degli ufficiali interessati. Il Tenente Colonnello descrive colleghi con stati di servizio esemplari, spesso decorati o pluriencomiati, con una o più lauree magistrali, master, conoscenza di lingue straniere e incarichi di grande responsabilità.

Si parla di ufficiali che hanno comandato uomini in contesti complessi, che hanno operato in missioni internazionali o in ambienti strategici di primo livello come NATO, Unione europea, ONU e altri organismi internazionali, assumendo responsabilità giuridico-amministrative di altissimo profilo.

Eppure, segnala l’ufficiale, tutto questo spesso non basta ad arrivare al grado di Colonnello.

L’ISSMI come spartiacque della carriera

Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, il vero spartiacque è rappresentato dall’ISSMI, indicato come passaggio decisivo per distinguere chi potrà proseguire verso i gradi superiori e chi invece resterà fermo.

È proprio qui che nasce la critica più dura: il Tenente Colonnello sostiene che si finisce per creare una selezione interna che non fotografa necessariamente il valore, l’esperienza o il merito complessivo dell’ufficiale, ma che incide in modo determinante sulla prospettiva di carriera.

Per questo chiede che, quando si affrontano questi temi, venga raccontata meglio la condizione di chi è sì dirigente, ma non appartiene alla fascia che beneficia davvero delle misure più favorevoli.

Riscatto laurea gratuito, la precisazione sulla platea reale

La lettera contiene anche una puntualizzazione molto importante sul riscatto gratuito della laurea, tema centrale dell’articolo pubblicato da INFODIFESA il 9 aprile 2026.

Secondo il Tenente Colonnello, i beneficiari del computo gratuito degli anni universitari non sarebbero tutti gli ufficiali, ma solo gli ufficiali a nomina diretta, cioè quei civili che non erano in servizio durante il percorso universitario e che sono entrati successivamente nelle Forze Armate tramite concorso, già in possesso del titolo di laurea.

Nella sua ricostruzione, si tratta in particolare di appartenenti ai corpi tecnici, come ad esempio:

  • medici
  • psicologi
  • altre professionalità specialistiche

Si tratta di un chiarimento non secondario, perché restringe notevolmente il perimetro del beneficio rispetto a una lettura più ampia e indistinta della categoria degli ufficiali.

Il confronto con chi arriva dall’Accademia

Su questo punto il mittente evidenzia quella che definisce un’ulteriore contraddizione. Gli ufficiali a nomina diretta, pur non avendo frequentato l’Accademia Militare, sarebbero stati nel tempo inglobati nel Ruolo Normale, venendo di fatto equiparati a chi ha affrontato il percorso accademico regolare.

Non solo. Secondo quanto riferito, anche queste figure verrebbero poi avviate a percorsi formativi come il corso di Stato Maggiore e l’ISSMI, strumenti che l’ufficiale considera centrali per la carriera ma non sempre coerenti con il ruolo effettivamente svolto da professionalità tecniche.

Nella lettera vengono richiamati esempi molto concreti, come quelli di oculisti o veterinari, per i quali viene posta una domanda provocatoria ma precisa: quale sarebbe l’effettiva utilità di un percorso annuale avanzato su temi come tattica, impiego dello strumento logistico o studio del servizio informativo, se poi questi ufficiali non saranno destinati al comando di un Battaglione o di un Reggimento?

Una questione di carriera, prima ancora che economica

Al di là del tema retributivo, la lettera mette al centro una questione più profonda: la dignità della carriera. Il Tenente Colonnello non contesta il riconoscimento dovuto ai vertici, né mette in discussione il valore della classe dirigente militare. Chiede però che venga raccontato con maggiore equilibrio ciò che accade nella fascia intermedia degli ufficiali.

Il suo ragionamento è chiaro: inserire indistintamente Maggiori, Tenenti Colonnelli, Colonnelli e Generali nella stessa categoria dei “dirigenti” rischia di appiattire differenze molto rilevanti. E per chi vive questa condizione, osserva, il danno rischia di trasformarsi anche in beffa, perché alla responsabilità dirigenziale non corrisponde lo stesso livello di valorizzazione economica e professionale.

La zona grigia della dirigenza militare

In controluce emerge una realtà poco visibile ma decisiva: la dirigenza militare non è un corpo compatto, bensì un sistema attraversato da differenze profonde, dove a responsabilità anche enormi non sempre corrispondono pari prospettive di carriera o adeguati riconoscimenti economici.

È in questa frattura silenziosa che si concentra il disagio di una parte degli ufficiali: professionisti chiamati ogni giorno a reggere comando, decisione, rappresentanza e peso istituzionale, ma spesso collocati in una zona intermedia che non beneficia né delle tutele del personale contrattualizzato né dei vantaggi riservati ai livelli più alti.

Dare spazio a queste voci significa leggere il comparto per ciò che è davvero, senza semplificazioni, portando alla luce quelle dinamiche interne che incidono sulla motivazione, sulla dignità professionale e sull’equilibrio complessivo del sistema.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.